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AES/EBU:
standard digitale per la trasmissione di segnali audio derivato dall’AES3
presentato nel 1984 e operativo dal 1992, che su un solo cavo/connettore permette
l’invio simultaneo di 2 canali (L/R). Il connettore impiegato è di
tipo XLR, dove il PIN 1 è destinato alla massa, il 2 e 3 al segnale audio.
Il cavo adottato dallo standard deve avere un’impedenza di 110 Ohm, per
poter così raggiungere anche i 100 metri di lunghezza senza che si verifichi
degradazione del segnale. |
Accordo: insieme
di 3 o più note suonate contemporaneamente. Un
accordo per definizione è composto da: Fondamentale, Terza, Quinta.
Le regole che regolano la composizione degli accordi, ossia quali note
possono essere suonate insieme, sono dettate dall’Armonia. Leggi
il corso base di armonia a cura del M°Andrea Bertorelli, di Pietro Amoretti
e Federico Simonazzi. |
| A/D: convertitore di segnale da analogico a digitale numerico. |
ADAT:
acronimo di Alesis Digital Audio Tape, nome assegnato al formato
di registrazione
sviluppato dalla Alesis nei primi anni ’90. Detto formato permetteva
la registrazione di 8 tracce audio separate su una videocassetta
SVHS. Questo acronimo è altresì usato per lo standard
di connessione audio digitale multicanale che permette il trasferimento
di ben 8 tracce audio mono su un singolo cavo ottico con connettori
Tos-Link. Le cosiddette connessioni ADAT sono ormai impiegate in
moltissimi strumenti musicali e apparecchiature per studio di registrazione,
dalle schede audio ai sintetizzatori, dai convertitori A/D-D/A
multicanale ai mixer. |
ADSR:
acronimo che sta per Attack (Attacco), Decay (Decadimento),
Sustain (Sostegno) e Release (Rilascio). Si tratta di uno degli
inviluppi più diffusi in ambiente audio ed è costituito dai 4
punti che con le loro lettere iniziali formano l’acronimo.
Spesso viene erroneamente associato al solo amplificatore, ma in
realtà lo possiamo trovare anche come fonte di modulazione
liberamente assegnabile, oppure assegnata di fabbrica al controllo
di uno o più parametri di un sintetizzatore. Quando è applicato
all’amplificatore, questo inviluppo serve a scolpire il suono
generato nella sua durata. La fase di attacco può essere immediata
alla pressione della nota (valore zero, utile nei suoni percussivi),
oppure lenta (valori elevati, ideale per pad, tappeti, archi, ecc.).
Il decadimento, che può essere breve (valore zero) o lungo
(valore elevato), è il parametro che permette di gestire
la durata del suono, mentre il sostegno serve per il mantenimento
del
volume del segnale tra la fase di decadimento e quella di rilascio.
Il rilascio, infine, serve per quantificare il tempo di durata
del suono una volta che il generatore sonoro riceve il messaggio
MIDI
di Note Off (quando togliamo il dito dal tasto della tastiera). |
| AUX: |
B
|
bit:
unità di misura che determina la risoluzione di campionamento (trasformazione
da analogico a digitale numerico) dell’ampiezza (escursione verticale)
di una forma d’onda. Ogni bit corrisponde a circa 6dB. La risoluzione
di campionamento consigliata da adottare in fase di registrazione è di
24-bit. Nel caso il nostro prodotto musicale abbia come fine la produzione
su supporto CD audio (standard Red-Book) il Master del nostro brano dovrà essere
portato ad una risoluzione di 16-bit. Perché lavorare a 24-bit se
il nostro master sarà poi a 16-bit? Semplice, perché, al
contrario di ciò che avviene con passaggi a sample-rate più bassi,
il nostro orecchio non percepisce sostanziali differenze nel passaggio
a inferiori risoluzioni in bit. Detto questo, conviene quindi registrare
a 24-bit per avere una forma d’onda con la miglior rappresentazione
dinamica possibile, meno soggetta quindi ad eventuali interferenze date
dal rumore di quantizzazione, le quali possono verificarsi in fase di
processing. |
C
|
Channel
Strip:
tutte le funzioni e i potenziometri presenti sul singolo canale
di un mixer. Ad
esempio (clicca per foto): il channel strip del mixer DXM01 si
compone
di EQ/Kill
3 bande,
fader di canale, commutatore phono/line e gain. Il termine viene
usato sia nel mondo DJ sia nel mondo Recording Studio, in ambito
hardware e software. Clicca per uno speciale dedicato al Channel
Strip. |
Clipping
(Clip):
Fenomeno che si verifica quando si oltrepassa la soglia degli 0db
in ambito
digitale.
Può avvenire in fase di conversione
A/D (passaggio da un segnale
analogico a uno digitale numerico) a causa dell’introduzione
di un segnale troppo elevato in ingresso a uno strumento digitale,
ma anche in fase di produzione, editing, mixaggio
e mastering. Il risultato è una perdita di informazioni e quindi
di qualità e fedeltà. Se osservato si nota l’appiattimento
delle parti della forma d’onda soggette al clip, il cosiddetto,
in gergo, “taglio della cresta”. Le informazioni perse
non sono recuperabili. Durante i corsi mi piace definirlo come “un
burrone in riva al quale vi è un tesoro”. È risaputo,
infatti, che al giorno d’oggi gli standard di produzione impongono
brani musicali “ultra pompati” (il tesoro), che sfruttano
in pieno tutta la gamma dinamica disponibile, avvicinandosi quindi
il più possibile alla soglia degli 0dB, senza però mai
oltrepassarla per evitare il clip e la conseguente “caduta nel
burrone”.
Per comprendere al meglio
il fenomeno del clip potete scaricare un file .zip contenente vari
samples .mp3 in versione “clippata” e
non. In questo modo, oltre ad avere un’idea visiva (grazie alle
illustrazioni) e teorica, potrete cominciare ad allenare le vostre
orecchie al fine di
riconoscere lo spiacevole clip. Un altro consiglio che mi
sento di dare è di osservare attentamente le forme d’onda
all’interno di un audio editor (Sound Forge, Wave Lab, ecc.)
per conoscere il fenomeno anche visivamente. I
file contengono 3 differenti sorgenti: una forma d’onda sinusoidale a 440Hz, una voce maschile
e un brano musicale. Ascoltando l’esempio della forma d’onda
sinusoidale, salterà subito all’orecchio la differenza
tra un “suono sano” (file 440_sinus_no_clip.mp3) e uno
soggetto al clip (440_sinus_clipping.mp3). Il file “clippato” suona
differente rispetto all’originale “sano”, dato che
il clip ha modificato la forma d’onda. Gli altri esempi dimostrano
invece il clip su sorgenti più complesse, come la voce umana
e un brano musicale contenente più strumenti. CLICCA X .ZIP |
D.A.W.: acronimo di Digital Audio Workstation. Con questo appellativo si intende una postazione completa per la registrazione e l’elaborazione audio. I computer di ultima generazione, configurati sia a livello Hardware che software secondo i dettami degli addetti ai lavori del settore, possono definirsi delle D.A.W. a tutti gli effetti. Sotto la categoria delle D.A.W. convivono anche i registratori multitraccia e multifunzione (mixer, effetti, editing, masterizzazione) di ultima generazione progettati da Roland, Tascam, Mackie, Yamaha, ecc.. Una D.A.W. computer based deve disporre di un processore potente, di molta RAM, HD veloci e dall’elevato trasferimento dati, una scheda audio con driver a bassa latenza, un virtual studio software (Cubase, Sonar, Logic, Digital Performer, Acid, Live) e una buona dose di plug-in per effetti, sintesi sonora e riproduzione dei campioni. |
Driver:
software responsabile della comunicazione tra una periferica hardware
e gli applicativi software. Nel campo audio possiamo definirli
come dei canali virtuali che collegano il software (sequencer, virtual
studio, virtual synth o sampler stand-alone) alla scheda o interfaccia
audio/MIDI. Ne esistono di varie tipologie, vedi: ASIO, Core Audio,
Direct Sound, GSIF, MME, SoundManager, WDM. |
DSP:
acronimo di Digital Signal Processor. Si tratta di un processore
dedicato all’elaborazione di algoritmi matematici, ossia mette
in pratica quelle che sono le operazioni di sintesi sonora ed elaborazione
del segnale audio effettuate dall’operatore tramite software. Tutti
gli strumenti digitali dispongono di un proprio DSP, dal multieffetto
all’expander. Dalla fine degli anni ’90 si sono diffusi su
larga scala anche dei sistemi per computer dotati di DSP: da Pulsar/Scope/Luna
a TC PowerCore, da UAD1 a Oasys. Questi sono andati ad affiancarsi al
già noto sistema ProTools della Digidesign e al meno noto ma eccezionale
Sonic Solution. Questi sistemi offrono potenza di calcolo alternativa
e contemporaneamente sfruttabile a quella della CPU del computer. Attenzione
però, ogni DSP ha una propria identità e può processare
solamente i plug-in appositamente scritti per sfruttare le sue modalità e
peculiarità di calcolo. Non potrete quindi far pesare sui DSP
i plug-in VST, DX, RTAS o di altri standard nati per sfruttare il processore
del computer, ma solo quelli forniti in dotazione con la scheda acceleratrice
o con essa compatibili. Alcuni di questi sistemi come UAD, PowerCore
e le schede Creamware (in modalità XTC) offrono una compatibilità detta “di
interfaccia”, ossia si aprono come normali plug-in all’interno
del software host (sequencer, virtual studio, audio editor) ma vanno
naturalmente a pesare sui DSP della scheda. Inoltre, dei “piccoli” DSP
vengono altresì impiegati in molte schede audio anche di fascia
medio/bassa, per gestire, ad esempio, il routing del segnale audio. |
E |
Expander
(MIDI): detto
anche modulo sonoro è, nel mondo
MIDI, quello strumento ad una o più unità rack che fornisce
numerose tipologie di suoni, da quelli acustici ed elettrici campionati,
come chitarra, pianoforte, violini e fiati, a quelli sintetici, quindi
lead, bassi, pad, batterie, ecc.. L’expander è uno strumento
multitimbrico, di norma dotato di più uscite audio e di una
sezione di effetti. Nelle versioni hardware di ultima generazione possiamo
inoltre
trovare una sezione di lettura dei campioni o di campionamento. In
un expander non può certo mancare la sezione General MIDI (GM).
Per ulteriori informazioni sugli expander MIDI leggi un articolo di Federico
Simonazzi cliccando qui. |
F |
Frequenza
di campionamento: dall'Inglese Sample
Rate. Indica la quantità di
campioni che vengono usati in un secondo per ricostruire una forma
d’onda.
Per spiegare semplicemente questo argomento detti campioni vengono
spesso paragonati alle “fotografie scattate in un secondo
alla forma d’onda”.
Secondo un noto teorema detto “del Campionamento”: “per
rappresentare al meglio un segnale, la frequenza di campionamento deve
essere doppia rispetto alla massima frequenza presente nel segnale
stesso. Il valore che si ottiene è detto Nyquist Rate. Lo standard
più diffuso è di
44.100 campioni al secondo, questo perché il Red Book (formato
di masterizzazione dei CD audio) impone che le tracce utilizzino questo
Sample-Rate e una risoluzione di 16-bit. Negli anni sono stati poi
sviluppati ulteriori Sample-Rate adottati dagli strumenti di registrazione
audio:
96kHZ e 192kHZ. In fase di registrazione è bene scegliere un
Sample-Rate pari a quello adottato dal formato finale del progetto
audio. Se il nostro
progetto è destinato alla masterizzazione su CD audio la frequenza
di campionamento da adottare sarà pari a 44.100 Hz, se invece
puntiamo alla masterizzazione su SACD potremo partire da 96kHZ. 192.000
Hz è consigliato per i prodotti destinati al DVD. Esiste comunque
un procedimento detto Dithering che consente di passare da un Sample-Rate
ad un altro in fase di Mastering. |
H |
Hamster:
nel gergo DJ/Turntablism si dice di uno stile (Hamster Style) che consiste
nell’utilizzo invertito dei canali del mixer, ossia il piatto
di destra collegato al canale sinistro del mixer e il piatto di sinistra
gestibile dal fader di destra. Il termine Hamster è anche
associato all’interruttore (Hamster Switch) che permette di
invertire la modalità operativa del crossfader al fine di
permettere la configurazione Hamster senza modificare i collegamenti
tra mixer e player. |
I |
IEEE
1394,
meglio conosciuto come FireWire: Bus per la connessione di periferiche
esterne che offre un trasferimento dati molto veloce: 400Mbps (nel primo
standard 1394a) e 800Mbps (nell’ultimo 1394b). In origine questo
standard è stato progettato dalla Apple che lo ha battezzato
e depositato sotto
il nome più accattivante di FireWire. Per
questo motivo in altri ambienti,
quello PC ad esempio, lo troviamo sotto differenti sigle quali: i.link
(Sony) e Lynx. Ideale per
le applicazioni professionali audio e video, è di tipo “Plug
and Play” e fornisce l’alimentazione alle periferiche
connesse. 63 le periferiche teoricamente collegabili tra loro. Attualmente è uno
degli standard più sfruttati da chi produce interfacce audio.
I connettori IEEE1394 disponibili sono di 2 tipi, a 4 e 6 pin (vedi
immagini). |
ISRC:
Industry Standard Recording Code. Codice identificativo delle tracce
audio presenti su CD, composto
da 12 caratteri alfanumerici
(ASCII e cifre). Detto codice viene inserito in fase di premastering
(o mastering) dallo studio di registrazione che prepara il CD alla
duplicazione su larga scala. L’assegnazione dei codici ad
ogni traccia è facilmente
effettuabile attraverso un qualsiasi software di masterizzazione audio
professionale. L’ISRC può quindi essere definitivo come
l’impronta digitale di ogni singola traccia audio o audio/video
prodotta, e viene utilizzato come identificativo da molti sistemi elettronici
di ripartizione automatica delle royalty, dalle radio, dalle tv e nella
distribuzione elettronica dei file musicali. L’assegnazione
dei codici ISRC per il territorio Italiano è gestita dalla FIMI.
Per ulteriori
informazioni sull’ISRC: clicca qui.
Per comodità esplicativa usiamo il seguente codice “AABBBCCDDDEE” come
riferimento: i primi due caratteri (AA) servono per segnalare lo stato
in cui il CD viene prodotto, i successivi tre (BBB) identificano il
proprietario del master o produttore. I due caratteri “CC” corrispondono
all’anno di produzione e nel codice reale verranno sostituiti
da due cifre. Gli ultimi cinque caratteri saranno esclusivamente numerici,
perché identificanti il numero di serie: le prime tre cifre
(DDD) servono per numerare le produzioni realizzate dal proprietario
del master
nello stesso anno, mentre le ultime due (EE) servono ad identificare
le singole tracce presenti nel CD. Clicca sull’immagine per vedere
i codici ISRC riportati sulla copertina di un CD commercializzato. |
K |
Kilohertz
(kHz):
multiplo degli Hertz (Hz), che corrisponde a 1.000
Hertz. |
L |
Latenza:
dall’inglese “Latency”. Ritardo. Tempo che
intercorre tra l’esecuzione di un comando e il verificarsi del
relativo evento. Nel campo audio/MIDI, la latenza può ad esempio
verificarsi quando si utilizzano gli strumenti virtuali su computer
non ben configurati o che montano schede audio con driver pessimi.
In questo
caso suonando una nota della tastiera MIDI passeranno tot. ms (millisecondi)
prima che il musicista possa sentire il suono. L’orecchio umano
inizia a percepire latenza dai 18ms in poi. Altra classica occasione
in cui si verifica la latenza è durante il monitoraggio diretto
del segnale proveniente da sorgenti esterne all’interno di un
software CPU based. In questo caso infatti, anche settaggi medi della
latenza
non sono soddisfacenti dato che questa si raddoppia a causa del doppio
tragitto scheda/software, software/scheda. |
Lead:
abbreviazione del termine Inglese Leader. Suono predominante. Qualsiasi
suono melodico può essere
definito “Lead” quando ha una parte predominante e/o
importante in un brano: guitar lead, synth lead, ecc.. Per quanto
riguarda i synth, la dance “made in Italy” che va dai
135 ai 142 BPM, lo ha “preso in prestito” dalla Trance
Nord Europea. Nel primo lustro del 2000, artisti Italiani come
Gigi D’Agostino,
Gabry Ponte, Prezioso, DJ Ross, ecc. lo hanno inserito come elemento
sostitutivo del ritornello cantato. Suono molto semplice da generare,
lo si può ad esempio ricreare con i seguenti synth virtuali:
Pro 53 e FM7. |
L.F.O.:
acronimo di Low Frequency Oscillator, ossia oscillatore a bassa
frequenza. La forma d’onda generata contiene frequenze subsoniche
(molto basse in frequenza) non percepibili ad orecchio, utilizzabili
per
la modulazione di uno o più parametri nel campo della
sintesi sonora. Tra i parametri che possiamo incontrare nella sezione
di controllo dell’LFO citiamo: selettore della forma d’onda
(vedi “Forme d’onda”), Rate (velocità delle
oscillazioni) e Depth (intensità, quanto l’LFO influisce
sul suono). Esempi di applicazione pratica di un LFO: al Pan, per
gestire lo spostamento del suono nel campo stereo; all’amplificatore,
per modulare il volume durante la riproduzione; sull’intonazione
(Pitch), per creare effetti particolari; sul filtro per gestire
l’intervento
del filtro. |
MIDI:
acronimo di Musical Instruments Digital Interface. Interfaccia
digitale per la
comunicazione tra strumenti musicali. Il MIDI, presentato
per la prima volta nel 1984, si divide in interfaccia e protocollo.
La prima comprende tutte le direttive relative all’hardware (connettori,
canali, ecc.) il secondo i vari codici di comunicazione. Grazie al MIDI
possiamo impartire ordini e controllare uno strumento da un’altro
strumento compatibile. Ad esempio, tramite una tastiera MIDI muta possiamo
suonare un expander hardware o uno strumento virtuale, oppure registrare
ciò che suoniamo in un sequencer per poi modificare singolarmente
ogni evento, ogni nota. |
N |
Near
Field: letteralmente area, zona vicina. Aggettivo che identifica
i monitor audio (diffusori,
casse)
da studio utilizzabili
a distanze ridotte rispetto al punto di ascolto. Termine usato anche
per definire la zona di ascolto (detta anche Sound Field Zone) vicina
alla sorgente sonora e quindi priva delle interferenze e dell’influenza
delle pareti sul suono emesso dai diffusori. Detta zona è delimitata
dai lati di un triangolo equilatero che vede i diffusori posizionati
nei due angoli a +30° e –30° rispetto alla posizione
centrale di ascolto. La distanza dal punto di ascolto ai diffusori
dipende dalla
pressione sonora (SPL). |
O |
Q |
R |
Red
Book:
conosciuto anche come CD-DA (Compact Disk Digital Audio) è il formato di masterizzazione dei CD audio sviluppato
nel 1980. Tra le varie caratteristiche che fanno si che i CD audio vengano
poi letti su tutti i lettori CD HI-FI vi è il formato di campionamento
che le tracce devono adottare 44.100Hz/16-bit stereo. Ricordiamo inoltre
che, affinché il CD audio venga letto su tutti i lettori CD HI-FI
dovremo chiudere la sessione in fase di masterizzazione. Per una massima
compatibilità con i lettori CD audio più vecchi è consigliata
una velocità di masterizzazione minima, cosa che permetterà altresì di
evitare perdite di dati/qualità durante la scrittura del CD. |
T |
U |
USB:
acronimo di Universal Serial Bus. Nato nel 1996, diffuso dal 1998/99, è uno
standard per il collegamento di periferiche esterne. Teoricamente una
singola porta USB supporta la connessione di max 127 periferiche. Ha
sostituito in breve tempo le porte seriali e parallele. Dall’Aprile
del 2000 è nata una nuova versione dell’USB, meglio nota
come USB 2.0, o Hi-Speed USB. USB 2.0 offre un trasferimento dati di
ben 480Mbps, nettamente superiore alle precedenti versioni dello standard,
addirittura superiore a quello offerto dalla prima versione della FireWire
(1394a). Compatibile con l’USB 1.1, USB 2.0 utilizza gli stessi
connettori (vedi immagini). Di tipo “Plug ‘n’ Play”,
lo standard USB fornisce anche l’alimentazione diretta da PC.
Fautrici dello standard sono: Hewlett-Packard, Intel, Lucent, Microsoft,
NEC e
Philips. Nel campo audio/MIDI lo standard USB 2.0 è senza dubbio
la soluzione ai limiti di trasferimento dati (max 6 canali contemporanei)
della precedente versione. |
Virtual
Analog: dicesi di sintetizzatore basato sul modellamento
virtuale di uno o più strumenti analogici. Per modellamento si intende la
ricostruzione matematica (algoritmi) di tutti i processi di sintesi
sonora. Nelle emulazioni virtuali più dettagliate vengono
persino presi in considerazione i comportamenti dei singoli componenti
meccanici ed elettrici dello strumento a differenti sollecitazioni
e intensità. |
Vocoder: (VOice
CODER) trattasi di uno strumento capace di fornire ad una sorgente
detta modulante le caratteristiche timbriche
di un’altra sorgente detta portante, carrier. Molto diffusa
l’applicazione sulle parti vocali, carino anche i risultato
ottenibile sui loop percussivi. Entrambi i casi richiedono l’uso
delle sorgenti citate come modulator, o analysis a seconda di come
venga chiamato l’ingresso della modulante dal produttore
del vocoder. Per saperne di più sul Vocoder, sentire dei demo audio
e vedere dei demo video consulta lo speciale a cura di Federico Simonazzi
cliccando qui. |
W |
X |
Z |
Zero
Crossing: punto in cui la forma d’onda
incontra la soglia di udibilità. Trattasi
di un riferimento fondamentale per chi lavora di audio editing;
tagliando un campione nel punto di Zero
Crossing si evita lo spiacevole click. Stessa cosa vale
per l’impostazione di un punto di loop. Ascoltate
gli esempi audio e osservate le immagini per co mprendere
al meglio questa voce di glossario. Come
potrete sentire, e vedere nel vostro audio editor, la
coda del file “ok_taglio_zero_cross.wav” è stata
tagliata precisamente nel punto di Zero Crossing e quindi non presenta
alcun problema. Al contrario, invece, la coda del file “error_taglio_no_zero_cross.wav” è stata
tagliata a caso, senza rispettare lo Zero Crossing e presenta di
conseguenza uno spiacevole “click”. |
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