INTERVISTA AD ANDREA MARIANO A.K.A. ANDRO.I.D.
Ospite di questa intervista è Andrea Mariano, tastierista dei Negramaro, arrangiatore e Remixer, conosciuto anche sotto lo pseudonimo Andro.I.D. e componente del duo Codefish&Tuna. Iniziamo con la sua biografia, che introduce un personaggio di spessore del panorama musicale Italiano dei giorni nostri. Inizia a studiare musica all’età di 7 anni appassionandosi al pianoforte (anche se verso i quindici la sua attenzione si sposta anche sulla batteria, che abbandona dopo poco per problemi logistici e di quiete pubblica!). All’età di 11 anni entra al conservatorio Tito Schipa di Lecce, che frequenta per nove anni. Già da adolescente coltiva la sua vera passione suonando con diversi gruppi nei club del Salento. Dopo la maturità si iscrive alla facoltà di Giurisprudenza, ma la voglia di “vivere completamente” la musica lo porta ad abbandonare l’università e a rinunciare all’esame finale di Conservatorio proprio quando, nel 2000, lui e altri 5 amici decidono di formare una band chiamata negramaro. Il resto è storia. Andrea in questi anni, calcando sia i palchi dei più piccoli club che quelli più importanti (come l’Arena di Verona e lo stadio di San Siro), e legando strette amicizie con personaggi importantissimi della scena elettronica internazionale, scopre la sua esigenza di creare electro music. Il primo assaggio per il grande pubblico si trova nella ghost track dell’ album “Mentre tutto scorre” (350 mila copie vendute e tutt’ora in classifica). Il suo amore per la musica elettronica affonda lontane radici nel rock progressive italiano degli anni ’70 (Le Orme, PFM, Banco del Mutuo Soccorso) e nel rock blues e psychedelic (the Doors, Pink floyd). Sue sono le intro elettroniche di tutti i concerti delle ultime tournèe dei negramaro, e suo è il b-side del singolo “Parlami d’amore”: RMX.
Tra i tuoi ultimi lavori ci sono dei Remix importanti, quello di “Via le mani dagli occhi” per la tua band Negramaro e del brano “Safari” di Jovanotti. Parlaci un po’ di queste esperienze.
La prima “commissione” mi è arrivata da Lorenzo che mi ha contattato chiedendomi, appunto, di far parte di un bellissimo progetto legato al remix del suo singolo “Safari” a cui hanno partecipato altri DJ/remixer prestigiosi. Ho realizzato due versioni, una “club” e una “dub” inserite nei due vinili stampati per l’occasione e distribuiti su i-Tunes. Con “Via le mani dagli occhi” il discorso è stato un po’ diverso, in un certo senso giocavo in casa ed è stato facile raggiungere il gusto elettronico degli altri ragazzi del gruppo, realizzando una versione che si discosta un po’ dalle intenzioni house ma la considero proprio una reinterpretazione elettronica del brano, tanto che parecchie radio, ad un certo punto hanno sostituito la rotazione del brano originale con la mia versione.
Hai un qualche momento interessante durante le fasi di produzione da raccontare ai nostri lettori?
Le ore in studio alla ricerca dei suoni passano abbastanza in fretta. Per me diventano periodi di vero e proprio isolamento, anche perché mi capita spesso di immaginare un suono in una parte e poi impazzire con i sintetizzatori per riprodurlo esattamente. In questo modo mi è capitato anche di realizzare un brano in 24 ore consecutive di tempo senza sentire la necessità, alla fine, di aggiungere altro!
Come si compone il tuo set-up per i Live come tastierista?
Dal vivo mi piace mantenere, per quanto possibile, una “dimensione acustica e analogica” degli strumenti, nel senso che sicuramente alcuni campionamenti aiutano a semplificare la vita di un tastierista, ma da sempre sono stato abituato a portare in giro un piano Rhodes, piuttosto che usare i campionamenti di un piano digitale. Ovvio che in certi casi il compromesso è quasi d’obbligo, però attualmente uso un piano digitale AC91 Kawai che si avvicina tantissimo alla dinamica e al suono di un pianoforte vero. Un piano Rhodes, un organo Hammond con relativo Leslie 760, un sintetizzatore Moog Voyager Electric Blue, un Moog Theremin, un Access Virus TI Polar, un Korg R3, un Honer Clavinet. E’ capitato, nel tour dello scorso inverno nei teatri, di portare anche una diamonica a bocca, un flauto traverso e un Glokenspiel.
Qual è lo strumento che preferisci in queste occasioni?
Sicuramente il pianoforte. Sono nato artisticamente col pianoforte e penso che sia, per me, lo strumento che mi gratifica e mi completa di più.

Che musica proponente invece nelle serate dei Codefish&Tuna?
La nostra prima e particolare esperienza live risale a circa un anno e mezzo fa. Una sera con Vivaz abbiamo pensato di improvvisare un particolare back to back in un locale nel Salento invitando una schiera di amici, senza sapere assolutamente quale dovesse essere l’impronta musicale della serata dell’uno nei confronti dell’altro. Beppe (Vivaz) portò con se i suoi dischi ed io portai una drum machine e un sintetizzatore… Da lì in poi fu “amore a prima cassa” e decidemmo di continuare a ripetere queste serate che pian piano si allargarono in tutta Italia, cogliendo l’interesse di posti storici come il Cocorico e il Tenax. Diciamo che non mi piace classificare il genere di musica che facciamo anche perché credo (e spero) che sia sempre in continua evoluzione, ma se dovessi citare qualcosa penserei all’elettrohouse, con una strizzatina d’occhio al minimal e tecno, ma anche funky e perché no, rock!
Che strumenti utilizzi e come sono tecnicamente organizzate le performance insieme al tuo “socio” Vivaz durante i live dei Codefish&Tuna?
I nostri set up cambiano, soprattutto per quanto mi riguarda, in base al tipo di performance che andiamo a fare. Tempo fa ho costruito una consolle cablando insieme due drum machine della Korg, un sintetizzatore R3 sempre della Korg e un Kaoss Pad. La prima drum machine comanda via midi la seconda e il sintetizzatore, in questo modo tutto è sincronizzato e posso variare in tempo reale le impostazioni originali che ho attribuito alle macchine, creando sequenze e loop sempre diversi. Tutto esce da un mixer con un “left e right” che va a finire nel mixer di Vivaz il quale poi, nel back to back, mi “tratta” come se avesse un disco da mixare con un altro. E’ un procedimento non semplice da seguire, soprattutto nel live, ma è molto divertente proprio perché originale e imprevedibile!
