RECORDING UNHINGED BY SYLVIA MASSY

Recensione del libro di SYLVIA MASSY: RECORDING UNHINGED: CREATIVE AND UNCONVENTIONAL MUSIC RECORDING TECHNIQUES

Recording Unhinged: Creative and Unconventional Music Recording Techniques è un libro scritto da Sylvia Massy con la collaborazione del suo compagno Chris Johnson. Questo libro si compone di circa 250 pagine nelle quali, tra illustrazioni disegnate dalla stessa autrice e numerose foto, vengono esposte esperienze dirette di vari attori della produzione musicale internazionale; strumenti e tecniche, soprattutto inusuali, utilizzati nella registrazione, mixaggio e mastering di brani musicali che hanno lasciato il segno nella storia della discografia. Sylvia è una produttrice musicale Americana, pluripremiata e conosciuta nel mondo commerciale per aver registrato, mixato e/o prodotto band e artisti quali Tool, System of a Down, Johnny Cash, Prince e Red Hot Chili Peppers. Si è spesso distinta per il particolare approccio al lavoro in studio, dove spesso ricorre ad inusuali e particolari tecniche che in questo libro vuole divulgare al mondo intero.  

CAPITOLO 1: ADVENTURES IN RECORDINGLAND
In questo primo capitolo si palesa sin da subito l’intento del libro, che è un vero e proprio inno all’abbandonare i luoghi comuni e i tecnicismi da manuale per diventare veri e propri artisti del recording. A pagina 6, ad esempio, Elliot Scheiner racconta il “piacevole incidente” verificatosi durante le fasi di mixaggio del noto album “AJA” degli Steely Dan, che ha caratterizzato il suono del solo di chitarra nel brano “Josie”.

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CAPITOLO 2: ENGINEERS AND DEMOLITION EXPERTS
Si prosegue a spronare il lettore addetto ai lavori alla sperimentazione: “Non esistono regole, ma solo suggerimenti, la maggior parte dei quali basati su idee altrui, non sulle tue!”. Qui le esperienze dirette narrate in prima persona dagli addetti ai lavori aumentano. Non posso esimermi dal citarvi quella di Geoff Emerick, il quale racconta di quando a soli 19 anni sovvertendo il protocollo degli Studios della EMI (Abbey Road), che vietava ai tecnici di posizionare il microfono a meno di circa 46cm dalla cassa della batteria per evitare di danneggiare il diaframma, procedette invece alla microfonatura in prossimità.

Questo, dichiara Emerick, gli creò dei problemi, ma diede vita al suono distintivo della batteria di Ringo Starr nell’album “Revolver” dei Beatles. L’autrice, sempre supportata da specchietti che riportano esperienze degli addetti ai lavori e dalle illustrazioni da lei stessa disegnate, procede parlando dei mixer da studio di grandi dimensioni, dei pre, degli equalizzatori, dei compressori e dei limiter più utilizzati negli studi di registrazione, soffermandosi sui processori di segnale valvolari vintage impiegati nell’industria del broadcast radiofonico negli anni ’50 e dedicando un paragrafo allo STA-Level prodotto originariamente dalla GATES, poi riproposto ai giorni nostri dalla Retro Instruments (clicca qui per scoprirne di più). Proprio alla compressione si dedicano vari interventi e citazioni di esperienze dirette. Questo capitolo si chiude parlando delle location, che sono “importanti tanto quanto la strumentazione utilizzata per la registrazione”, quindi parlando di studi, teatri, chiese e delle più particolari e inusuali: parcheggi, caverne, silos, treni in movimento, etc… 

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CAPITOLO 3: ALL THE WORLD’S A STUDIO
Comodo registrare con le vostre attuali DAW, vero? Vi lamentate quando al sessantesimo plug-in caricato (spesso inutilmente) la CPU fa le bizze? Bene, questo capitolo potrebbe fare al caso vostro… Parla dell’arte dell’arrangiarsi, dell’ottenere il meglio con poco ingegnandosi; di come spesso ci si deve adattare a quanto disponibile. Si citano, con esposizioni dirette dei fonici coinvolti, registrazioni live, su nastro mono o a due tracce ed altre inusuali attività per ottimizzare le location e le fasi di produzione. Sylvia parla dei pro e dei contro dei registratori a nastro, e narra di una registrazione usata per il brano “Disgustipated” dei Tool: distrussero un pianoforte a colpi di asce e martello. Hans Zimmer racconta di quando, leggendo la sceneggiatura del film “Il cavaliere oscuro - Il ritorno” (The Dark Knight Rises), senti la necessità di realizzare per la colonna sonora a lui commissionata un coro composto da 100000 di persone. Ne parlò al regista e produttore Christopher Nolan, che, insieme allo staff della Warner Bros… Scoprite voi stessi cosa hanno combinato leggendo il libro!

CAPITOLO 4: VOCALS
Trenta pagine, dalla 57 all’87 dedicate alla registrazione vocale, partendo dall’elemento essenziale, cioè il/la cantante. Tanti i suggerimenti su come prepararsi e su come un produttore dovrebbe supportare l’interprete durante le sessioni di registrazione. Si citano microfoni che hanno fatto la storia, quelli attualmente più diffusi e, naturalmente, metodi inusuali: cantare attraverso un rullante o un ventilatore, costruirsi un microfono usando la cornetta di un telefono, etc.. Tra i numerosi interventi in questo capitolo, Al Schmitt parla della registrazione di “This is Masquerade”, che George Benson fece in un solo take con un microfono EV666, e del mito di Frank Sinatra. Bruce Swedien racconta di due registrazioni particolari effettuate con Michael Jackson, una per la frase “Do Think Twice” alla fine della terza strofa di “Billie Jean”. Cosa avrà usato? Nulla di elettronico… Scopritelo leggendo il libro.

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CAPITOLO 5: BASS
Sapevate che la parte di basso di “Lady Madonna” dei The Beatles è in realtà una chitarra a sei corde con la corda grave suonata e processata come se fosse un basso? Ecco quello che vi aspetta in questo capitolo del libro Recording Unhinged: Creative and Unconventional Music Recording Techniques. Tecniche esecutive, routing del segnale e processori (bella l’illustrazione della catena di registrazione del basso dei Tool), strumenti e set-up dedicati al basso elettrico e acustico.

CAPITOLO 6: DRUMS
La batteria è l’elemento portante di molti dischi pop e rock, molti dedicano poco tempo al settaggio e alla cura dello strumento concentrandosi – spesso eccessivamente – su altri aspetti, sicuramente importanti, ma non fondamentali tanto quanto lo è il suono riprodotto che si andrà a catturare. Proprio a questo sono dedicate le prime pagine del capitolo. Intonazione delle pelli, posizionamento dei pezzi del kit, per poi proseguire lungo tutto il flusso del segnale: dalla scelta al posizionamento dei microfoni, dall’importanza della fase alle numerose esposizioni di set-up e storie di vita vissuta nella registrazione di importanti brani e album della storia. Sapevi dell’esistenza della “Led Zeppelin Drum Miking Technique”?

CAPITOLO 7: GUITAR
Da sempre è uno degli strumenti sui quali si sperimenta di più in tutte le fasi della produzione musicale, dalla registrazione al mixaggio, e questa ventina di pagine racconta numerosi esempi, tecniche e situazioni verificatesi nella registrazione delle parti di chitarra in svariate produzioni che hanno lasciato il segno nella storia del pop/rock.

CAPITOLO 8: PIANO & ORGAN
Differenti tipologie di pianoforti (acustici ed elettrici) e organi, dalla tecnica “Prepared Piano” inventata dal compositore John Cage negli anni ’40, impiegata anche nel brano “All Tomorrow’s Parties” prodotto nientepopodimeno che da Andy Warhol, all’organo a canne della Temple Church di Londra usato nella realizzazione della colonna sonora del film “Interstellar”. Scelte artistiche tipiche di alcuni produttori, come la “Single-Note Impact Piano” di Rick Rubin, microfoni e tecniche di ripresa microfoniche che mettono in gioco decenni di manualistica dedicata a favore della creatività, dell’espressività di musicisti e produttori musicali.

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CAPITOLO 9: STRINGS, HORNS, AND ORCHESTRA
Strumenti orchestrali a corde o a fiato, ibridi come il Violumpet (bello l’aneddoto raccontato da Nick Launay su Johnny Rotten nella produzione di “Four Enclosed Walls” dei PIL), particolari come la nyckelharpa e il duduk, quest’ultimo usato nella colonna sonora del “Gladiatore”. Anche qui tante storie di vita vissuta e di set-up, dalla tecnica microfonica Decca Tree al “Phil Spector String Sounds”, dai microfoni preferiti dalla Massy sulle singole sezioni alla cornamusa suonata dai Korn all’Indigo Ranch Studio.

CAPITOLO 10: KEYS, SYNTHS, AND SAMPLERS
Una decina di pagine zeppe di storia dei synth e dei vari modelli usati in produzioni musicali blasonate, illustrandone pregi, difetti e tecniche di registrazione e processing. Non solo classici noti alla massa, ma anche rarità, come l’Optigan, il DK Synergy, lo Swarmatron, il valvolare Knifonium, e tanti altri.

CAPITOLO 11: PERCUSSION AND OTHER NOISE
Volete sapere perché i Soundgarden hanno chiamato “Spoonman” il primo singolo estratto dell’album “Superunknown”? Oppure scoprire di più sulla tecnica del “Chicken solo”, o su quella “Motorcycle Solo”? Andate alle pagine 184 e 185 di Recording Unhinged: Creative and Unconventional Music Recording Techniques.

CAPITOLO 12: PRODUCTION APPROACH
Nell’attuale immaginario collettivo, che specie nei giovani è condizionato dalla musica EDM, il produttore è una figura spesso attribuita ad un artista o DJ che produce con la sua DAW un brano. In realtà, la figura del produttore musicale è ben distante da questa esemplificazione, e nel business musicale rappresenta un professionista responsabile di un progetto, con tempi di realizzazione e budget da rispettare, che spesso seleziona studi, musicisti, cantanti e altre figure che lo affiancheranno nella realizzazione del prodotto finito. Sylvia introduce questo capitolo facendo un distinguo tra le varie categorie di produttore musicale che si possono incontrare nell’industria discografica, per poi proseguire raccontando le storie, le esperienze di quelli che si sono particolarmente distinti, dai pionieri agli indipendenti. Questo è a mio parere uno dei capitoli più avvincenti per le interessanti informazioni esposte.

CAPITOLO 13: MIXING
Ultimo capitolo dedicato alla fase successiva alla registrazione: il mixaggio. Allineata con i tempi e le attuali necessità del mondo degli studi di registrazione, la Massy dedica questo capitolo ad argomenti utili per la correzione del mix, equalizzazione, riverberazione, panorama stereo, passando per differenti tecniche di re-amping adottabili per strumenti diversi. Qui interviene il gotha internazionale dei fonici di mixaggio in studio, vi cito alcuni nomi: Bob Clearmountain, Larry Crane, Dave Pensado, Matt Wallace, Ed Stasium, Ross Hogarth, Jack Joseph Puig, etc..

CONCLUSIONI
A mio avviso, Recording Unhinged: Creative and Unconventional Music Recording Techniques di Sylvia Massy è uno dei libri che parlano del nostro settore tra i più coinvolgenti e utili usciti negli ultimi 10 anni. Utile perché, in un periodo storico dove tutto è ridotto a luoghi comuni non contestualizzati spesso oggetto di pregiudizi di conferma, questo testo ripropone particolari esperienze reali affrontate in studio di registrazione in un arco di tempo molto ampio, da fonici di differente estrazione. Coinvolgente perché le illustrazioni lo rendono più leggero nonostante le sue 250 pagine. Recording Unhinged si merita un posto di onore tra altri testi presenti nella mia libreria personale, quali “Make Mine Music” di Bruce Swedien, Rick Rubin: In the Studio e i vari titoli delle serie “Behind the Glass, “Behind the Boards, “Console Confessions”, etc. che raccontano di esperienze vere e reali, andando oltre la teoria e le direttive di massima delle cui parole ne sono zeppi tantissimi testi e tutorial online. 

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Pubblicato in: Libri Tecnici e DVD

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