GRAMMY MUSEUM LOS ANGELES
Inaugurato nel Dicembre 2008, in concomitanza con il 50° anniversario dei GRAMMY Awards, il nuovo GRAMMY Museum è ubicato all’angolo tra la Olympic Boulevard e la Figueroa Street a Downtown L.A.. Suddiviso in 4 piani, per una superficie totale di ben 9000 metri quadri, il museo propone la storia dei GRAMMY, della produzione musicale e del song writing, in un viaggio multimediale che abbraccia inoltre tematiche come l’influenza della musica sulla società e le pietre miliari nella storia musicale Americana.
IL QUARTO PIANO
Una volta entrati, un addetto del museo vi accompagnerà all’ascensore per indirizzarvi al quarto piano. Aperte le porte dell’ascensore entrerete in un corridoio di videoproiezioni che propongono le esibizioni dei GRAMMY sonorizzate con spezzoni di brani vincitori degli AWARDS.
Passato questo tunnel di musica ed immagini vi aspetta “CROSSROADS”, un tavolo multimediale sul quale toccando le immagini e i testi video proiettate dall’alto potrete conoscere le origini, i principali esponenti e ascoltare in cuffia le canzoni che hanno dato vita a ben 150 generi musicali differenti. Se non avete mai sentito parlare di generi come “Zydeco”, “Tin Pan Alley”, Skiffle, “Oi”, oppure del “Gogo”, una diramazione del Funk nata nella seconda metà degli anni 70, dalla quale vari artisti dei giorni nostri (Nelly, Jay-Z, Lil Jon, Justin Timberlake) e non solo (RUN DMC, MARR’S, Beastie Boys, Salt-N-Pepa) hanno campionato beat e drum fill per le loro produzioni, questa è l’opportunità per scoprili. Quindi cuffie in testa, toccate con dito il nome del genere che volete scoprire e partirà l’audio player con brevi estratti dai 3 brani più identificativi, con foto e una breve storia. Potrete inoltre visualizzare a schermo intero tutta la storia nel dettaglio e confrontare tra di loro generi differenti. Successivamente passo a “MUSIC EPICENTERS”, sezione nella quale dei touch screen mi permettono di ripercorre la storia musicale Americana suddivisa per città. Ogni città offre un excursus storico narrato da uno speaker e ascoltabile in cuffia, che si articola per periodi storici. Ad esempio, per Washington D.C. tutto comincia dal 1877 con l’Edison Phonograph… “CULTURE SHOCK” è l’area dedicata ai personaggi musicali che hanno lasciato il segno negli ultimi 50 anni, dal Rock ‘n’ Roll di Elvis fino a 50 Cents,
il quale si è aggiudicato un posto per aver creato il suo business indipendente on-line. Nella sezione “Enduring Traditions” vengono descritti tramite immagini e interviste la storia e le evoluzioni dei generi tradizionali Americani come pop, folk, jazz e classica, mentre nella “GRAMMY Archives & Hall of Fame” è collocato un computer contenente il database di tutti i vincitori di questi 50 anni dei GRAMMY e sono esposti cimeli (abiti, fotografie, ecc.). “Inspiration and Influence” è invece un piccolo cinema nel quale vengono proiettati brevi film nei quali gli artisti illustrano la propria storia, le influenze, i processi creativi e ovviamente la musica. Prima di scendere al terzo piano, tappa obbligata nella zona “Songwriters” dove sono esposti testi di canzoni e vengono illustrati i processi creativi di un testo. Una curiosità, lo sapevate che in origine la canzone dei Sex Pistols scritta nel 1976 da John Joseph Lydon (Johnny Rotten) e ai più conosciuta con il titolo “God Save the Queen”, in orgine si intolava “No Future”? Per la conferma basta leggere il testo originale scritto a mano ed esposto al GRAMMY Museum. Tra le altre cose da segnalare in questo piano: il testo scritto da Eminem per il brano “Stan”, il trombone di Glenn Miller, il Davis Clavitar (1978) di Herbie Hancock, il basso di Jimi Hendrix (1966) e la pelle risonate della cassa di Matt Sorum dei Guns n' Roses.

IL TERZO PIANO
Ecco il piano probabilmente di maggiore interesse per chi legge questo articolo, dedicato alle tecnologie e alle persone che hanno caratterizzato le più importanti produzioni musicali dei 50 anni di Grammy Award. In “Revolutions of Recorded Sound” sono illustrati ed esposti strumenti per la riproduzione sonora che vi accompagneranno ad una stanza insonorizzata nella quale è possibile ascoltare l’evoluzione dell’ascolto dal mono al surround 5.1. In questa stanza possiamo scegliere tra 4 differenti combinazioni audio/video, che durante la riproduzione simuleranno su un array di diffusori i vari supporti musicali e le differenti spazializzazioni che negli anni ci hanno portato al formato 5.1: fonografo (1870), grammofono (1888), 78 giri mono (1925/40), vinile stereo (1950), cassetta, emulazione di un MP3 ascoltato attraverso gli auricolari. Da segnalare in esposizione un picture disc di Enrico Caruso del 1930. In “Life of a Recoding” ecco un video che spiega le varie fasi di registrazione e realizzazione di un supporto musicale. Nella sezione dedicata ai musicisti e session player da studio più quotati troviamo foto e storia di personaggi come il bassista James Jamerson (1938/1983) turnista per la Motown, il gruppo di coriste Sweet Inspirations (tra le quali figurava Emily Cissy Drinkard Houston, mamma di Whitney Houston) che nella metà degli anni ’60 hanno preso parte alla registrazione di numerose produzioni per artisti come Aretha Franklin, Wilson Pickett, Lou Rawls, Otis Redding, The Drifters e Van Morrison. Tra i turnisti più recenti e più richiesti è da segnalare il batterista Sosh Freese, che tra le migliaia di registrazioni in studio ha suonato per Avril Lavigne, Chris Cornell, Evanescence, Guns ‘N' Roses, Static-X e Offspring. Molto interessante il manoscritto riportante un sistema di scrittura musicale denominato “Nashville Numbers” sviluppato da Neal Matthews negli anni ‘50 per imparare velocemente una song durante la registrazione in studio. Questo sistema sostituisce il nome degli accordi con numeri.
In una delle vetrine di questa sezione è inoltre esposto un microfono Electro Voice 666-EV utilizzato nel 1976 da George Benson nella registrazione della song “This Masquerade”. Spazio poi al muro dei “Record Men”, produttori e fonici pluripremiati, che hanno creato l’industria musicale: da Jimmy Iovine a Chris Blackwell (fondatore della Island Records), da Clive Davis a Mo Ostin, Barry Gordy (fondatore della Motown) e Ahmet Ertegün (co-fondatore Atlantic Records). Per chi volesse approfondire la conoscenza di questi personaggi consiglio i libro “Hit Men” di Fredric Dannen.
IN THE STUDIO
La sezione centrale del Terzo piano del Grammy Museum ospita 8 cabine didattiche, multimediali e interattive, per entrare nel vivo della vita da studio. Ogni cabina è dedicata ad un tema specifico, dotata di un display LCD, di un monitor touch screen, impianto di diffusione e richiede circa 10 minuti per il completamento della sessione interattiva. Entrate nella cabina “Rapping” nella quale Jermaine Dupri mostra le tecniche di registrazione di un “rappato”, per poi registrare su un beat una vostra performance sulle basi di quanto imparato, oppure entrate nella cabina “Creating Beats” per seguire le istruzioni di DJ Rap il quale vi guiderà nelle fasi di realizzazione di un beat. Se invece volete conoscere le fasi di realizzazione di un remix...

SITO
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