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GRAMMY Museum è ubicato all’angolo tra la Olympic Boulevard e la Figueroa Street a Downtown L.A.. Suddiviso in 4 piani, per una superficie totale di ben 9000 metri quadri,  il museo propone la storia dei GRAMMY, della produzione musicale e del song writing, in un viaggio multimediale... A CURA DI FEDERICO ALAR SIMONAZZI - ALARMUSIC.COM

GRAMMY MUSEUM LOS ANGELES (PAG. 2 di 2)
GRAMMY MUSEUM LOS ANGELES...Se invece volete conoscere le fasi di realizzazione di un remix, la cabina “Remixing” assegnata a Paul Oakenfold vi illustrerà i rudimenti di questa arte. Mike Clink (Guns N' Roses, Mötley Crüe, Megadeth) vi guida invece nelle fasi di “Tracking”, ovvero della registrazione e sovra incisione dei vari strumenti di una band rock, che nello specifico è composta da personaggi non da poco come Slash e Taylor Hawkins. A Manny Marroquin il compito di spiegare le fasi di “Mixing” dandovi l’opportunità mediante il touch screen di creare una vostra versione del mix regolandone volumi, equalizzando e intervenendo sulla quantità di riverbero. Bob Ludwing è invece uno dei guru del Mastering e vi guiderà nelle fasi di noise reduction, equalizzazione e compressione. Nella cabina “Signal Processing” Eddie Kramer ripreso nei Capitol Studios dimostra l’uso di processori come compressore, filtri e riverbero durante la fase di mixaggio. A Jimmy Jam e Terry Lewis (Michael Jackson, Janet Jackson, Mary J. Blige, Usher, Bryan Adams, ecc..) il compito di istruire i visitatori del museo sulle fasi di registrazione di un cantato all’interno della cabina “Singing”. Anche qui potrete registrare la vostra performance canora, con tanto di armonizzazioni per poi mixare il tutto. 

SECONDO PIANO         
GRAMMY MUSEUM LOS ANGELES: BIGLIETTO
Immancabile il negozio di gadget marchiati GRAMMY MUSEUM. Penne, tazze, magliette, ma anche il libro che raccoglie tutti i vincitori dei GRAMMY AWARDS e alcuni testi dedicati alla produzione musicale, tra i quali segnalo quello scritto dalla giornalista Maureen Droney e intitolato “Mix Masters”, Platinum Engineers Reveal Their Secrets for Success, nel quale sono raccolte preziose interviste tecniche ad alcuni tra i più famosi fonici e produttori di hit mondiali. In questo piano sono inoltre esposte le foto dei vincitori dei Grammy ed è allestito il cinema “The GRAMMY Experience” dove viene proiettato un documentario del dietro le quinte della cinquantesima edizione dei GRAMMY AWARDS. Nella zona "Songs of Conscience, Sounds of Freedom” vengono illustrati 200 anni di storia della musica correlata alla politica Americana attraverso fotografie, testimonianze e cimeli esposti in bacheca. Un viaggio storico/musicale dall’invasione dei soldati Britannici in Massachusetts avvenuto nel 1775 al canto di “Yankee Doodle” al 2005 con le iniziative musicali a sostegno della popolazione colpita dall’uragano Katrina, passando GRAMMY MUSEUM LOS ANGELES: INGRESSOattraverso il Black Power del 1970, la condanna dell’apartheid e l’11 Settembre. Ma le varie bacheche illustrano anche altre icone musicali del patriottismo, della politica, dei diritti civili, e testi riportanti denunce e censure al mondo musicale. Molto interessanti i totem dedicati all’ascolto di canzoni legate all’impatto che la musica può avere sulla popolazione. Da quei brani che rispecchiano valori, come  “A Change Is Gonna Come” di  Sam Cooke (1965) e “Give peace a change” di Jon Lennon, ad altri che confermano l’importanza della musica come mezzo di comunicazione, per creare dibattito e smuovere la popolazione: “Times they are a-changin” di Bob Dylan (1964), “What’s Going On” di Marvin Gaye (1971), canzone nella quale si parla della società afflitta da guerra e povertà, e “My City Was Gone” (1982) dei The Pretenders, che esprime un senso di tristezza per la perdita di spazi aperti liberi a favore della costruzione per scopi commerciali. Tra le altre segnalo “For What It's Worth” (1967) dei Buffalo Springfield. In questa song Stephen Stills parla della tensione tra la polizia e i giovani manifestanti che si opponevano alla chiusura del Pandora's Box, un club sulla Sunset a West Hollywood. 

Sony Creative Software Inc.

CONCLUSIONE
GRAMMY MUSEUM LOS ANGELES: MARCIAPIEDE STILE HOLLYWOODSe volete visitare il GRAMMY Museum di L.A. partite con il presupposto di spendere almeno 4 ore al suo interno per un viaggio attento e approfondito, oppure 2 orette per una semplice visita. I biglietti sono acquistabili direttamente alla biglietteria ubicata a fianco del’ingresso e numerosi sono i parcheggi adiacenti alla struttura. È una tappa obbligata per chi opera nel settore musicale e bazzica nei dintorni di Los Angeles, un’ottima fonte di notizie per chi studia nel settore musicale e un perfetto inizio per chi vuole conoscere i rudimenti della produzione musicale in studio di registrazione. Per i professionisti della registrazione e produzione musicale è un bacino di informazioni storiche senza precedenti. Eccezionale e di sicuro impatto per i nuovi adepti della produzione musicale è l’interattività delle cabine didattiche, insolite per un museo, dove potrete mettere in pratica quanto spiegato dai maestri, registrando, mixando, processando. È ovviamente vietato scattare foto all’interno del museo. Da L.A. è tutto.

 

 

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