A
cura di: Federico
Simonazzi
Il nome Vocoder deriva
da VOice CODER, uno strumento capace di fornire ad una
sorgente detta modulante
le caratteristiche
timbriche di un’altra sorgente (suono, forma d’onda)
detta portante, o carrier. Molto diffusa l’applicazione
sulle parti vocali, carino anche il risultato ottenibile processando
i loop percussivi.
Come funziona il Vocoder
In poche parole potremmo definire il Vocoder come una sorta
di “sintesi incrociata tra due timbri”, oppure,
ancor più semplicemente come “uno strumento
che parla”, anche se alla base vi è un concetto
un po’ più complesso. La sorgente modulante,
nel nostro caso una voce, va collegata nell’ingresso
dedicato, che può chiamarsi mic, modulator o analysis
a seconda delle preferenze del costruttore. A questo punto,
dopo essere passata in una serie di filtri passa banda, la
voce viene separata in più canali, tanti quanti sono
i filtri disponibili, per poi entrare in altrettanti inviluppi
di tipo “follower” che produrranno un segnale
di controllo (CV). Una volta che il segnale di controllo
entra nei VCA, questo andrà a modulare il segnale
carrier (portante), anch’esso separato in più frequenze,
tante quanti sono i filtri a disposizione. Nei vocoder di
ultima generazione possiamo trovare controlli di volume e
addirittura di pan per ogni singola banda di filtraggio.
In più, in molti è disponibile un sintetizzatore
interno capace di generare in modo indipendente il segnale
carrier controllabile via MIDI. Il Vocoder è inoltre
ormai presente in molti synth hardware, dove troveremo un
ingresso dedicato alla...
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