STUDIOLOGIC SLEDGE 2 BLACK EDITION

Studiologic Sledge 2 Black Edition - sintetizzatore con oscillatori virtual analog, wavetable, sample, FM

Esteticamente più sobria rispetto alla versione “gialla”, ma non meno accattivante grazie alla particolare colorazione della tastiera a 5 ottave (da C2 a C7) nella quale i tasti sono di colore nero invece che nel tradizionale bianco (reverse black) e quelli delle alterazioni colorati in grigio, la Black Edition del sintetizzatore Sledge prodotto dall’Italiana Studiologic si presenta con una scocca di colore nero e una migliorata tastiera a 61 tasti semi-pesata (TP9S naturalmente di casa Fatar), sensibile alla velocity (programmabile soft, medium, hard o fixed) e all’aftertouch, con molle che garantiscono una risposta più equilibrata al tocco. Anche sul fronte DSP la Studiologic ha lavorato insieme al team di ingegneri della Waldorf (di cui spicca il logo sulla plancia), già sviluppatori del motore di sintesi della serie Sledge, per aggiungere nuove funzioni di modulazione, ad esempio la sincronizzazione dell’LFO 2. La polifonia dello strumento è stata portata a 24 note, per un motore sonoro più performante al fine di sfruttare le nuove funzionalità operative introdotte con il modo DUAL (bitimbricità) e il sample player. Sul fronte audio, si segnala un rapporto segnale/rumore ottimizzato e un incremento di 6dB nel livello di uscita dello strumento. Studiologic Sledge Black Edition possiede una rinnovata libreria interna di preset programmati da importanti Sound Designer internazionali.

FOTO GALLERY STUDIOLOGIC SLEDGE BLACK EDITION

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Alimentazione e interruttore Studiologic Sledge

DISPLAY, RICERCA E CARICAMENTO PRESET
Pulsantiera Studiologic SledgeSledge può ospitare fino a 999 Program User organizzabili in 13 categorie e dispone di un display LCD alfanumerico a due righe da 16 caratteri ciascuna. La ricerca e il caricamento dei preset la si effettua ruotando semplicemente il potenziometro “Value” per far comparire il nome del preset desiderato sul display con il contestuale caricamento del suono. Detto potenziometro è dotato di funzione pressoria, la quale nella ricerca del preset ci permette di spostarci tra le due righe del display, quindi di selezionare quella inferiore dove ruotando “Value” potremo selezionare una tra le varie categorie alle quali i preset sono stati assegnati (Bass, Lead, Mono, FX, etc.). Per tornare sulla riga superiore e procedere alla ricerca del suono all’interno della categoria predisposta basterà premere nuovamente “Value”. I due pulsanti disposti sotto il display, contraddistinti da una serigrafia raffigurante due punte di freccia, una rivolta verso il basso e una verso l’alto, ci consentiranno di scorrere i preset uno ad uno, ma non agiscono nella scelta della categoria. Se conosciamo il numero della locazione preset da richiamare possiamo altresì ricorrere all’apposito tastierino numerico per caricarlo al volo. Questo modo di caricare i preset può essere efficientato innescando la funzione “10’Hold”, che ci consentirà di richiamare i suoni da 1 a 9 inclusi nella decina selezionata mediante la semplice pressione di uno dei tasti numerati. 

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GENERAZIONE SONORA
Studiologic Sledge: Sample Player nell'OSC1Alla base del motore di sintesi troviamo 3 oscillatori. Il primo ai nostri occhi si distingue per la particolare colorazione arancione della manopola Wavetable, la quale ci consentirà di scorrere tra i vari sample e le forme d’onda della wavetable presenti nella memoria interna. Studiologic Sledge Black Edition vede infatti l’implementazione di una memoria flash interna da 60MB nella quale è possibile importare dei campioni audio mediante l’apposito editor software “Spectre” scaricabile gratuitamente dal sito del produttore. Questo editor permette di intervenire su parametri quali keyboard range, tuning ed altro, e di trasmettere i sample e i program allo strumento via USB. I campioni importati sono riproducibili dall’oscillatore 1 (OSC1) e modificabili direttamente da pannello, quindi integrati a tutti gli effetti nel motore di sintesi dello Sledge, miscelabili con il suono riprodotto dagli altri oscillatori e di conseguenza processabili da filtri, modulazioni, inviluppi, effetti e quant’altro disponibile nel percorso del segnale. Questa è una nuova caratteristica introdotta dalla versione 2 del firmware di Sledge, quindi contemplata anche dal modello di colore giallo se opportunatamente aggiornato, che estende notevolmente le potenzialità timbriche dello strumento. L’oscillatore 1 ci permette di scegliere mediante il pulsante “Waveform” se utilizzare le forme d’onda più tradizionali (virtual analog) quali dente di sega, quadra, triangolare, sinusoidale e quella pulse. Il contenuto armonico della pulse, ovvero la larghezza del duty cycle, può essere variato tramite il potenziometro “Pulse Width” oltre che modulato dagli LFO. In più, come anticipato, nell’Osc1abbiamo la possibilità di adottare la modalità di generazione sonora basata su una wavetable programmata dalla Waldorf costituita da ben 66 forme d’onda derivate dal PPG, oppure il sample player che pesca dai campioni importati nella memoria integrata da 60MB. Le forme d’onda della wavetable offrono una maggior complessità timbrica rispetto le tradizionali di derivazione analogica e nello Sledge 2 sono ulteriormente modificabili (99 variabili) dal potenziometro “Wave”. Mentre la selezione delle forme d’onda tradizionali, della pulse e della wavetable (serigrafata su sfondo bianco) è abbastanza intelligibile vista la presenza di un led dedicato per ciascuna di esse, l’avvenuta selezione del modo Sample Player nell’oscillatore 1 ci viene confermata dall’accensione contemporanea dei led Pulse e Wavetable. Partendo dalla forma d’onda triangolare, l’attivazione del modo Sample la si effettua premendo sei volte in successione il tasto “Waveform”. Il nome del campione - così come avviene per quello della forma d’onda della wavetable - ci verrà visualizzato sul display ruotando il “manopolone” arancione. Quando si opera in modo Sample dobbiamo prestare particolare delicatezza nella rotazione del potenziometro Wavateble perché risulta molto sensibile e rischia di farci saltare eventuali sample se li scorriamo velocemente. A chiudere la sezione dell’oscillatore 1 troviamo i controlli dedicati all’intonazione: una manopola a cresta di gallo che opera a scatti (64, 32, 16, 8, 4, 2 e 1) per l’ottava e un potenziometro per la variazione in semitoni (+/-12). Gli oscillatori 2 e 3 offrono gli stessi due controlli poc’anzi citati ai quali si aggiunge l’ampio knob “Detune” che opera in centesimi di semitono (range +/-1 mezzo tono) per assegnare delle leggere stonature alla forma d’onda generata al fine di rendere più interessante la pasta sonora risultante dalla somma di più oscillatori. Un parametro quest’ultimo che vi ricordo essere estremamente valido nella generazione di lead aggressivi e plucked moderni, oltre che per alcuni pad “analog style” e per bassi slabbrati. Le forme d’onda riproducibili dagli Osc 2 Osc 3sono quelle tradizionali virtual analog elencate in precedenza per l’OSC 1: dente di sega, quadra, triangolare, sinusoidale e pulse con il relativo potenziometro “Pulse Width” di cui vi ho parlato in precedenza. 

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Studiologic Sledge sintesi FM L’articolazione e la risultante versatilità timbrica della sezione di generazione sonora dello Studiologic Sledge 2 non si limita a quanto visto finora, dato che quando si selezionano le forme d’onda sinusoidale e triangolare gli oscillatori 2 e 3 sono eventualmente modulabili dall’oscillatore che li precede (il 2 dall’1, il 3 dal 2): ecco aggiungersi la sintesi FM alle già citate tecniche di generazione. L’intensità della modulazione è regolabile tramite il knob “FM BY OSC” nel range 0/100%. Non risulterà quindi difficile riprodurre suoni in stile DX, dai piani ai bassi, lead e string. Rispetto ad un classico synth FM, il fatto di poter impiegare per la modulazione l’oscillatore 1 che può riprodurre forme d’onda complesse ci fornirà un più ampio spettro di azione. Per concludere, l’oscillatore 2 è sincronizzabile all’oscillatore 3 premendo il pulsante “SYNC TO OSC 3” per far si che l’inizio del ciclo della forma d’onda dell’Osc 3 inneschi, mediante l’invio di un segnale trigger, il riavvio della forma d’onda del 2. Questa particolare tecnica detta “Hard Sync” comporta come risultato la generazione di timbri aggressivi e taglienti specie quando i due oscillatori hanno impostazioni di intonazione differenti. A chiudere l’ampia sezione di generazione sonora dello Sledge abbiamo un generatore di rumore configurabile per riprodurre rumore bianco oppure rosa. Nella sezione Mixer dello Sledge vi sono un pulsante on/off e il controllo di volume per ciascun oscillatore e per il noise generator. È importante segnalare che lo spegnimento degli oscillatori non inficerà la loro capacità di modulare qualora venissero usati in modo FM; in sostanza, spegnendoli nel mixer, l’onda da questi generata non confluirà nell’uscita audio. 

SEZIONE DI FILTRAGGIO
Studiologic Sledge sezione di filtraggioIl filtro dello Sledge è un multimodo configurabile in modalità passa alto, passa banda oppure passa basso (pulsante type) ognuna con pendenza configurabile a -12 o -24dB (pulsante slope). Vi sono i classici controlli di Cutoff (ampia manopola di colore arancione) e risonanza, quest’ultima capace di innescare l’auto-oscillazione del filtro quando la si porta a valori superiori a 115; un comportamento che ricorda il filtro del Korg MS-20. La sezione ospita anche un inviluppo ADSR dedicato esclusivamente alla modulazione del filtro con relativo parametro “Amount” per gestirne l’intensità di intervento (inclusi valori negativi per inviluppo inverso), un potenziometro Keytrack che modula il punto di cutoff a seconda delle note suonate sulla tastiera e un controllo DRIVE per applicare eventuale saturazione. Questo è quanto, o meglio, è quello che ci viene proposto, elencato nelle specifiche e spiegato nel manuale, ma… Per caso, per un banale errore nella selezione del CC durante una prova di automazione MIDI del cutoff da un software DAW, mi sono accorto di un comportamento anomalo. Presa nuovamente visione della tabella di implementazione MIDI dello Sledge (clicca qui per scaricarla dal sito del produttore) ho appurato che il parametro che stavo erroneamente automatizzando era il “tipo di filtro” (CC68), non il cutoff (CC69). Questo non giustificava comunque un comportamento così atipico. Allora, mi sono messo alla ricerca di una spiegazione logica, che mi ha portato ad imbattermi in un post sul forum di Vintagesynth.com (clicca qui) un post del Dicembre 2013 nel quale un utente spiegava che, viste le similitudini da molti riscontrate tra lo Sledge e il Blofeld della Waldorf (in realtà condividono lo stesso DSP), egli si era avventurato nell’utilizzare un editor software di quest’ultimo per controllare il synth della Studiologic scoprendo così che il filtro dei due strumenti è identico. La sua prova lo ha portato ad interessanti scoperte, non solo riguardo la condivisione di tutti i vari modi del filtro, ma anche ad altri parametri (Unisono e Poli-Unisono) nascosti e non accessibili direttamente dallo strumento bensì da controlli MIDI. Gli ulteriori algoritmi di filtro nascosti nello Sledge sono richiamabili dal control change MIDI 68, che a seconda del valore impostato permette di configurare il filtro così come segue: valore 1 richiama il passa basso -24dB, il 2 il passa basso a -12dB, il 3 il passa alto a -24dB, il 4 il passa alto a -12dB, il 5 il passa banda a -24, mentre con il valore 6 si richiama il passa banda a -12dB. Fino a qui tutto normale trattandosi dei filtri accessibili da pannello di cui vi ho accennato in precedenza, ma impostando “7” come valore per il control change 68 spunta un filtro Notch a 24dB, con “8” un Notch a -12dB, mentre con “9” e “10” si richiamo rispettivamente un Comb+ e un Comb- (ecco spiegati gli strani effetti che percepivo nell’automazione del filter type…). Infine, con “11” avremo l’emulazione del chip SSM 2044 del PPG Wave: un VCF passa basso a 4 poli (-24dB) con una risonanza molto più morbida e lineare specie ad elevati settaggi rispetto a quella del passa basso accessibile da pannello nello Sledge.

L’inviluppo sull’amplificatore è un classico ADSR affiancato da un potenziometro velocity che ci consente di gestire l’influenza del parametro MIDI di velocity sul volume del suono: valori prossimi allo zero comportano l’assenza totale di dinamica, mentre valori elevati faranno si che il volume sia gestibile a seconda della forza con la quale premiamo i tasti della tastiera. Per ulteriori informazioni sulla velocity e altri parametri MIDI consulta il mio tutorial: clicca qui.

SORGENTI DI MODULAZIONE
Studiologic Sledge sezione di modulazioneAnche in questa sezione Studiologic Sledge non lesina nelle funzioni offrendoci 3 LFO, di cui uno gestibile dalla modulation wheel, che si aggiungono al già visto inviluppo prefissato sul filtro. I parametri disponibili per le 3 sorgenti citate sono il tipo di forma d’onda (dente di sega, quadra, triangolare, sinusoidale, sample & hold e ramp) selezionabile dal pulsante “Shape” e i potenziometri per la gestione della velocità (speed) e dell’intensità di modulazione (depth). Ogni sorgente di modulazione è indirizzabile ad una destinazione mediante il pulsante “Destination”: OSC1, OSC 1 +2, OSC 1 +2 +3, OSC 2 +3, OSC 3,PWM, VOLUME e CUTOFF. Un led indicherà la destinazione selezionata, o le destinazioni nel caso venga selezionata una combinazione di oscillatori. Il parametro modulabile sugli oscillatori è il pitch. Importante segnalare che quanto programmato sulla modulazione “Wheel” si rifletterà, ovvero sarà altresì controllabile dall’aftertouch della tastiera. Non poteva mancare il Glide attivabile dall’omonimo pulsante e fornito di un potenziometro che permette di impostare l’arco di tempo che l’intonazione impiegherà per passare da una nota ad un’altra. Sulla sinistra della sezione Glide abbiamo quella “MODE” che ospita i pulsanti Trigger utili a selezionare il modo (Multiple o Single) di attivazione degli inviluppi, del filtro e degli LFO, e quello Mono per annullare la polifonia dello strumento. Il modo di trigger Multiple consente di ripetere il trigger delle modulazioni e del filtro ad ogni nota premuta in successione, mentre quello Single fa sì che questi siano attivati solo quando si preme una nota dopo aver interrotto le altre (sollevato le dita dalla tastiera).  Detta impostazione si riflette anche sul Glide consentendo l’effetto portamento quando, attivato “mono”, suoniamo una nota sulla coda di quella che la precede. Ovviamente è disponibile anche la ruota del pitch bend, presettata di default a +/-2 semitoni, ma impostabile a piacimento nel range di un’ottava. 

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ARPEGGIATORE
In ogni synth che si rispetti non può mancare un arpeggiatore, se poi nello sviluppo c’è lo zampino della Waldorf… Essenziale nei parametri e soggetto a varie ottimizzazioni nei recenti update del firmware, per accedere alle sue impostazioni basta premere il pulsante “ARP” presente sulla plancia, per muoverci poi con i pulsanti up e down tra i vari parametri modificabili all’occorrenza con il potenziometro Value. Il primo parametro è il MODE, con le tre impostazioni OFF, ON e LATCH, funzione quest’ultima che ci permette di mantenere l’arpeggio in funzione una volta sollevate le dita dalle note della tastiera. Il secondo è la velocità, impostabile manualmente dai 40 ai 300 BPM ruotando il potenziometro Value, oppure sincronizzabile al MIDI Clock quando è attiva la modalità “EXT” (Slave) nelle impostazioni “MIDI” e si riceve nella porta MIDI IN o MIDI USB dello strumento il segnale di Clock generato da un altro device o da un software DAW. In quest’ultimo caso il valore in BPM sul display non verrà considerato e lo strumento seguirà le impostazioni del Master. Consulta il Tutorial dedicato al MIDI CLOCK: clicca qui

Il parametro “Dir” serve ad assegnare il comportamento dell’arpeggiatore, cioè come verranno messe in successione temporale le note suonate sulla tastiera. Le impostazioni disponibili sono: Up, Down, Alt Up, Alt Down. Range ci permette di definire l’arco di ottave all’interno del quale si muoverà l’arpeggio: da 1 a 5 ottave. Clock, da non confondere con il MIDI Clock, rappresenta la divisione ritmica dell’arpeggio, mentre Length imposta la durata delle singole note eseguite dall’arpeggiatore. Entrambi sono espressi in valori ritmici (1/16, 1/8, etc.) inclusi terzinati e puntati, ma si estendono in modo insolito fino a ben 64 misure (o legato per il lenght). Per finire, con Sort potremo variare il senso di riproduzione delle note scegliendo tra una delle quattro opzioni: As Played, Reversed, Key Lo>Hi e Key Hi>Lo.  

I DUE PROCESSORI EFFETTI
Studiologic Sledge i due processori di effettiLa sezione effetti dello Sledge ci consente di applicare fino a 3 effetti sul segnale generato dalla struttura di sintesi. L’Effect 1 ci mette a disposizione tre effetti tra i quali selezionare quello a noi utile tramite il tasto “TYPE”: chorus, phaser e flanger. Qui possiamo agire sui due potenziometri “RATE” e “DEPTH” che controllano velocità e intensità dell’effetto sul segnale audio, in particolare sul chorus intervengono sul detuning del suo LFO. Questi tre effetti, specie il Chorus, oltre all’ovvio compito si comportano in modo molto interessante e piacevole sulla stereofonia del segnale. L’Effect 2 ospita invece un riverbero e un delay accoppiabili all’occorrenza. I parametri modificabili sono “TIME”, che nel delay gestisce la scansione ritmica dei battimenti e il feedback mentre sul riverbero agisce su una macro che comprende durata, dimensione e diffusion, e quello “LEVEL” che corrisponde al wet/dry. Quando si utilizzano in contemporanea (entrambi i led accessi) il riverbero mantiene le ultime impostazioni su di esso applicate, mentre i potenziometri agiscono sul delay. I due processori effetti sono molto semplici, ma soddisfacenti visto il contesto. È un peccato non poter controllare singolarmente i vari parametri e l’assenza - in particolare sul delay - di sincronizzazione ai BPM o al MIDI Clock ci costringe alla sincronia manuale “ad orecchio”.

IL MENÙ MIDI
Dal pulsante MIDI si accede alle impostazioni relative all’invio e alla ricezione di messaggi del noto protocollo. Channel ci permette di impostare il canale MIDI di invio/ricezione, Local di disabilitare il controllo del motore sonoro interno qualora volessimo usare lo strumento come MIDI master keyboard e gestire il sintetizzatore da un sequencer o DAW. In Velocity Curve possiamo assegnare la curva di risposta della velocity tra le tre disponibili, oppure impostare un valore fisso compreso tra 3 e 127. La voce Clock offre le tre impostazioni Internal, External e Auto per il MIDI Clock che come vi ho accennato viene inviato e ricevuto sia attraverso i connettori DIN, sia via USB. Sledge ci mette poi a disposizione due parametri per attivare/disattivare l’invio (SEND CTRL) e la ricezione (RECEIVE CTRL) dei messaggi di MIDI Control Change. A chiudere le voci di menù troviamo la funzione di Bulk Dump per trasmettere e salvare su dispositivi terzi (editor, sequencer o DAW) i suoni dello strumento: possiamo scegliere se inviare il solo suono al momento in uso (Send Current Sound) o tutti i preset presenti nella memoria interna (Send ALL Sounds). Nella versione 2.1 del firmware di Sledge è stato introdotto il MIDI Panic (messaggio “All Note Off”) che permette di resettare la comunicazione MIDI qualora si verificassero delle stuck note. Questo messaggio si genera ruotando il potenziometro MASTER VOLUME tutto verso sinistra (0) per poi riportarlo al valore di volume desiderato.

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MENÙ GLOBAL
Eccoci alle impostazioni globali dello Sledge by Studiologic dove incontriamo il master tuning in Hz, la trasposizione a step di semitoni, il range del pitch bend e l’impostazione per il pedale di espressione connesso all’ingresso 2. Questo pedale sarà assegnabile al controllo del volume, al cutoff del filtro, oppure al controllo di quanto assegnato alla modwheel. Pot Mode offre le opzioni di Snap e Direct per decidere il modo in cui i potenziometri si legheranno al valore del parametro. Come molti di voi lettori sapranno, in un synth digitale o in un analogico controllato digitalmente, la posizione fisica dei potenziometri non è legata in modo assoluto al valore dei parametri da essi controllati. Ad esempio, se il potenziometro cutoff si trova fisicamente sui 700Hz, ma il preset caricato nel synth ha questo parametro impostato a 8000Hz, i due non saranno allineati. Il Pot Mode ci permette di decidere come i valori del parametro si riallineano ai potenziometri. Con Snap per “riagganciarli” dovremo portare il potenziometro a “toccare” il valore del parametro prima di poterlo effettivamente controllare, mentre con Direct appena il potenziometro viene mosso il valore si aggancia alla sua posizione. Sempre riguardo a questo argomento, lo Sledge ci mette a disposizione sulla plancia il pulsante Panel che serve ad allineare in un sol colpo tutti i valori dei parametri all’attuale posizione fisica dei potenziometri. Con Display time possiamo decidere per quanti secondi (da 1 ad un massimo di 4) il valore del parametro modificato rimarrà visibile sul display. Il menù Global si è esteso per ospitare le funzioni via via implementate con i vari update, ed ecco comparire impostazioni quali “PITCH WHEEL” e “HOLD PEDAL”, per assegnare la ruota del pitch bend e/o il pedale sustain al controllo di uno (UPP o LOW) oppure di entrambi (ALL) i suoni quando si opera in modo bitimbrico (dual mode).

AUTO DUAL MODE: SPLIT & LAYER
Ultima impostazione per il menù Global riguarda l’attivazione/disattivazione della funzionalità bitimbrica introdotta dal firmware 2.0 per lo Sledge. Un “DUAL SOUND”, che sarà salvabile come qualsiasi altro preset, si crea selezionando un nuovo preset mentre teniamo premuta la sola nota della tastiera che corrisponderà al punto di divisione tra i due suoni se si vuole dar vita ad uno Split (due suoni assegnati a differenti zone della tastiera), oppure mantenendo premute due o più note se vogliamo comporre un Layer. Il suono selezionato diventerà l’Upper, il precedente il Lower; entrambi saranno processabili dalla sezione effetti, ma i parametri del pannello agiranno solo su quello Upper. 

AGGIORNAMENTO FIRMWARE
L’aggiornamento firmware dello Sledge è molto semplice, dal punto di vista hardware non serve fare nulla, a parte collegare al vostro computer PC o Mac lo strumento via USB senza che vi siano altre periferiche connesse. Poi, basta importare all’interno del software SledgeSpectre il file “SledgeOS_versione.mid” (click su Upgrade) che la Studiologic pubblica nel proprio sito web tra i download del prodotto. Sempre mediante l’applicativo Spectre potremo caricare all’interno dello strumento i campioni che costituiranno la wavetable. Questi campioni sono disponibili sotto forma di file .WPC sul sito del produttore, oltre che confezionabili dall’utente come vedremo nel capitolo a seguire. 

SLEDGE SPECTRE & SOUND MAPPER
studiologic sledge spectreSpectre è il software disponibile per sistemi operativi Windows e MacOS che consente la creazione di program di sample da caricare nella memoria flash integrata nello strumento, quindi da richiamare e utilizzare nella modalità Sample dell’OSC1. Vi ricordo che il limite di questa memoria è di circa 60MB. L’interfaccia grafica di questo editor presenta due colonne, quella di sinistra dove potremo caricare o creare i “Program” e quella di destra nella quale verranno visualizzati e nella quale potremo importare i “Samples” in formato .Wav. Ogni campione audio importato può essere mappato sulla tastiera, impostando il range di note da coprire. Rispetto alle mappature a cui siamo stati abituati nei sampler, qui troviamo l’impostazione della “Root Note” e della sua estensione massima sulla tastiera “Highest Key”, cioè l’ultimo tasto della tastiera che riprodurrà il campione. Una tastierina alla base della finestra ci mostrerà l’estensione della mappatura del sample selezionato evidenziandola in rosso, mentre in bianco saranno indicate le aree della tastiera già occupate ed in grigio quelle libere. Abbiamo poi alcuni parametri di editing di base, come volume e normalizzazione (per singolo sample o su tutti i sample di un program) e un pulsante per generare dalla tastierina una semplice forma d’onda a dente di sega che ci servirà come riferimento per l’intonazione dei campioni. Una cosa importante che vi devo segnalare è che la trasmissione dei Program cancellerà l’intera memoria di sample residenti nell’hardware, ma non i preset. Quindi, qualora volessimo aggiungere dei nuovi Program di Sample nello strumento, dovremo assicurarci di caricare all’interno dell’editor Spectre tutti i campioni già residenti nella memoria. Invece, l’editor per gestire, organizzare, importare ed esportare preset di suoni dello Sledge si chiama SoundMapper. Estremamente essenziale, viste le due colonne che rappresentano rispettivamente sulla destra quella dove caricare eventuali banchi di preset scaricati o salvati su computer, quella di sinistra nella quale è possibile importare ed organizzare i preset disponibili all’interno della tastiera.

CONNESSIONI
Studiologic Sledge pannello connessioniNell’apposito comparto posto sulla fiancata sinistra dello strumento sono presenti un’uscita cuffia, le due uscite audio (L/R mono) su jack da ¼”, due ingressi jack per pedali d’espressione e sustain, porte MIDI IN e OUT su connettori DIN pentapolari e una porta USB con funzione MIDI I/O (periferica class compliant: clicca per info). Per quanto riguarda il MIDI, oltre a quanto già illustrato in questo articolo, segnalo che Sledge trasmette praticamente da tutti i potenziometri presenti sul pannello e riceve i messaggi di MIDI Control Change per una perfetta integrazione e l’automazione remota nei setup computer based. Per i dettagli vi rimando alla tabella di implementazione MIDI pubblicata sul sito web del produttore (clicca qui per scaricarla)

FUNZIONI NASCOSTE: SLEDGE VS BLOFELD
Lo Studiologic SLEDGE e il Waldorf BLOFELD condividono lo stesso DSP, ma non sono lo stesso strumento. Per questo, come vi ho parlato nel paragrafo dedicato al filtro, nello Sledge possiamo intervenire su alcuni parametri non accessibili da pannello. L’Unison è una di queste, controllabile dal CC 99, che a seconda dei valori sottoelencati assumerà i differenti modi di configurazione delle voci all’unisono fornendoci un ulteriore elemento utile nella programmazione dei suoni, specie quelli più aggressivi e moderni. 

  • 0: Modo Poly come richiamabile da pannello
  • 2: Modo Mono come da pannello
  • 16: Unisono a due voci
  • 32: Unisono a 3 voci
  • 48: Unisono a 4 voci 
  • 60: Unisono a 5 voci
  • 127: Unisono di tutte le voci in modo MONO

CONCLUSIONI
Modernità e passato, tecniche differenti e design si incontrano in questo sintetizzatore prodotto da Studiologic, marchio di proprietà della nota azienda Recanatese produttrice di Keybed FATAR, in collaborazione con il noto designer Axel Hartmann. Proprio da uno strumento a marchio Fatar, nello specifico il MIDI controller CMS 61 (Computer Music Station) - realizzato nella prima metà degli anni ’90 - deriva il design dello chassis del sintetizzatore Sledge, inclusa la particolare collocazione delle connessioni sul fianco sinistro. Per quanto riguarda invece il design, la mano di Hartmann si fa notare: ad un primo sguardo molti del settore percepiscono una somiglianza con l’Alesis Andromeda(clicca qui), un altro synth a tastiera progettato nel 2000 dallo stesso designer, che nel suo portfolio ha un elenco di collaborazioni davvero importanti: Moog (Little Phatty e Minimoog Voyager XL), Arturia (Origin, Spark e MiniBrute), Access Virus Polar, Hartmann Neuron, oltre alla già citata Waldorf (MicroWave, Wave, Blofeld). Sicuramente chi vuole avere a portata di mano più parametri possibili con lo Studiologic Sledge non rimarrà deluso, tutto è praticamente accessibile, pochi i sottomenù che riguardano perlopiù, a parte l’arpeggiatore, impostazioni globali non inerenti al sound design e alla performance. Ben 39 potenziometri, oltre alle ruote per modulation e pitch bend e i due ingressi per pedali. Sledge è usato su tantissimi palchi, in modo trasversale dai tastieristi di qualsiasi genere musicale, incluso il pop e il rock per la sua particolare versatilità sonora, oltre che per la presenza scenica non indifferente. Lo strumento pesa 9,3KG e occupa una larghezza di 97cm, una profondità di circa 41cm e un’altezza di 11cm potenziometri inclusi. Ad un prezzo che si aggira intorno al migliaio di Euro, lo Studiologic Sledge Black Edition si conferma un ottimo sintetizzatore hardware, poliedrico e capace di soddisfare le esigenze dei sound designer evoluti, dei tastieristi professionisti alla ricerca di un synth da usare sul palco, oltre che per chi vuole addentrarsi nel mondo della sintesi sonora per imparare le varie tecniche grazie ad un layout estremamente veritiero nel riflettere il percorso del segnale. Cosa potrebbe esser migliorato? Il drive suona eccessivamente “digitale” e risulta difficilmente usabile a mio avviso se si supera il 20/25% della sua corsa. L’assegnazione all’OSC 1 dei sample caricati nella memoria interna non risulta molto agevole vista l’instabile coordinazione tra il potenziometro fisico e le locazioni. Allo stato attuale entrambe le versioni hardware - quella gialla e quella black oggetto di questa recensione) - condividono tutte le stesse funzioni di cui vi ho parlato in questa mia recensione: l’unica differenza è nella tastiera. Notevoli le migliorie apportate su più fronti dai recenti update. Studiologic Sledge è un synth che va preso in quanto tale e non come un banale riproduttore di preset, le sue estese possibilità di sintesi lo rendono una scelta appetibile anche per chi vuole programmare suoni credibili per la musica elettronica commerciale, difficilmente riproducibili da un analogico o un virtual analog specie per categorie quali i lead e pluck nei contesti EDM e Trap. Il rilascio dell’inviluppo sull’amplificatore pressoché infinito aiuta nella programmazione di bordoni (drone). 

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