IL VOCODER, COSA È, COSA FA E LA SUA STORIA

HOMER DUDLEY INVENTORE DEL VODER: VOCODER

Il nome Vocoder deriva da VOice CODER, uno strumento capace di fornire ad una sorgente detta modulante le caratteristiche timbriche di un’altra sorgente (suono, forma d’onda) detta portante, o carrier. Molto diffusa è l’applicazione sulle parti vocali, così com’è interessante anche il risultato ottenibile processando i loop percussivi, il vocoder può esser impiegato sia sulle parti lead di voce (vedi i Daft Punk nell’album Homework), sia per i background, come rafforzativo di un coro, o per la parte introduttiva di un brano.  

COME FUNZIONA IL VOCODER

In poche parole potremmo definire il Vocoder come una sorta di “sintesi incrociata tra due timbri”, oppure, ancor più semplicemente come “uno strumento che parla”, anche se alla base vi è un concetto un po’ più complesso. La sorgente modulante, nel nostro caso una voce, va collegata nell’ingresso dedicato, che può chiamarsi mic, modulator o analysis a seconda delle preferenze del costruttore. A questo punto, dopo essere passata in una serie di filtri passa banda, la voce viene separata in più canali, tanti quanti sono i filtri disponibili, per poi entrare in altrettanti inviluppi di tipo “follower” che produrranno un segnale di controllo (CV). Una volta che il segnale di controllo entra nei VCA, questo andrà a modulare il segnale carrier (portante), anch’esso separato in più frequenze, tante quanti sono i filtri a disposizione. Nei vocoder di ultima generazione possiamo trovare controlli di volume e addirittura di pan per ogni singola banda di filtraggio. In più, in molti è disponibile un sintetizzatore interno capace di generare in modo indipendente il segnale carrier controllabile via MIDI. Il Vocoder è inoltre ormai presente in molti synth hardware, dove troveremo un ingresso dedicato alla connessione della sorgente modulante (della voce, ad esempio). In qualsiasi forma si presenti il Vocoder è comunque uno strumento che ci permette di dare ad una parte vocale (ma non solo) le particolarità timbriche del suono carrier, facendo così sembrare che sia il sintetizzatore (carrier) a cantare le note da lui stesso suonate con le parole da noi pronunciate nell’ingresso Modulator. In questo modo, tra le altre cose potremo dare una melodia completamente nuova ad un’esecuzione vocale già esistente, creare effetti robotici, ecc. ecc.. Logicamente, se non c’è un segnale carrier in ingresso non sentiremo suono in uscita.

 

ALCUNI VIDEO DAL NOSTRO YOUTUBE IN CUI SI IMPIEGA IL VOCODER 

 DEMO KORG microKorg XL+  DEMO KORG microKorg XL (a 7,54 minuti)
   

 

LA STORIA DEL VOCODER

Il Vocoder fu inventato verso la fine degli anni ‘30, nello stato del New Jersey, U.S.A. da Homer Dudley ricercatore in fisica presso i laboratori Bell. Lo scopo dell’invenzione era l’utilizzo nella telecomunicazione, dato che la versione codificata del parlato occupava meno banda nelle trasmissioni telefoniche. Il Vocoder ebbe così un ruolo molto importante nelle comunicazioni militari transoceaniche durante la seconda guerra mondiale. Nel 1948, dopo una visita di Dudley alla Bonn University, Werner Meyer-Eppler, direttore del laboratorio di fonetica dell’università scopre le potenzialità dello strumento in campo musicale, dando così l’ispirazione al movimento Tedesco "Electronische Musik". Con il tempo lo strumento Vocoder comincia ad essere adattato per l’impiego musicale. Nascono così i primi modelli dedicati alle applicazioni musicali. Nel 1971, il Vocoder si fa conoscere al grande pubblico grazie alla compositrice Wendy Carlos (precedentemente conosciuta come Walter Carlos), che sotto l’invito di Kubrik realizza la colonna sonora di Arancia Meccanica (“A Clockwork Orange”). Prima traccia del CD è “Timesteps”, nella quale la Carlos sperimenta per la prima volta il Vocoder, strumento che la compositrice ebbe l’opportunità di provare di persona presso la NY World's Fair nel 1964-65, in seguito a varie letture sulle riviste tecniche. Proprio per questa particolare produzione la Carlos chiede la consulenza del grande Robert (a.k.a. Bob) Moog (23 Maggio, 1934 - 21 Agosto, 2005) ed insieme danno vita al primo Vocoder prettamente musicale, chiamato originariamente “Spectrum encoder-decoder”. Si trattava di un Vocoder a 10 bande basato sul principio originario inventato dal Prof. Homer Dudley. La compositrice e Moog impiegarono come sorgente carrier il synth Moog Modular, come modulatore un microfono.

 

IL VOCODER NELLA MUSICA POP

IL VOCODER NELLA MUSICA POP CD REFERENCESpesso confuso con il Talkbox, a volte (vedremo) con Autotune, o con semplici distorsori, in queste righe proveremo a darvi un elenco di alcuni brani che hanno impiegato il Vocoder. Dal 1970 in poi, tra gli artisti che resero famoso questo strumento in campo musicale vi furono i Kraftwerk ("The Robots"), Herbie Hancock con l’album “Feets Don't Fail me now”, Alan Parsons Project (ottimo uso del Vocoder in “The Raven”), Buggles (“Video killed the radio star”), Styx (storica la frase “Domo Arigato” nella song “Mr Roboto”) Elo (Electro Light Orchestra) con “Mr blue sky, Yellow Magic Orchestra (album “Solid State Survivor”, song “Behind the Mask”), Stevie Wonder, i Pink Floyd nell’album “Animals”, Laurie Anderson ("O Superman"), Earth, Wind & Fire, Jean Michel Jarre (in particolar modo nell’album Zoolook), i Rockets (clicca qui per info sul loro uso del Vocoder) i Beastie Boys. Nell’82 arriva l’album Trans di Neil Yong, dove il vocoder ha un ruolo fondamentale e identificativo dell’opera contente i brani “Computer Age”, “Trasformer man”, “We R in control”, “Computer Cowboy”, la super elettronica “Sample and Hold, ecc.. Nella seconda metà degli anni ‘90 il Vocoder torna alla ribalta, prima con i Francesi Daft Punk dove viene strausato nell’album Homework, poi - anche se indirettamente - con il brano “Believe” di Cher. Ho scritto “indirettamente” perché, all’epoca,  nell’immaginario collettivo si diffuse la falsa certezza che il cosiddetto “effetto Cher” fosse stato riprodotto mediante un vocoder, cosa in realtà non vera. A proposito, Mark Taylor e Brian Rawlings (produttori del brano) dissero di aver impiegato il pedale Talker della Digitech (usato in realtà su altre parti del brano) per processare la voce della cantante, quando in realtà usarono l’allora primordiale Antares Autotune. Il Vocoder ha un ruolo da leader anche in “Kid A” traccia che da il titolo ad un album dei Radiohead e nei brani “Sexy Boy” e “Kelly Watch the Stars” del gruppo Francese Air. I System of a Down l’hanno usato in “Old School Hollywood” (album Mezmerize), gli Enigma in “Turn around”, ancora i Daft Punk in Robot Rock e Vitalic nell’album “Ok cowboy”. 

LIBRI DEDICATI AL VOCODER

L’importanza di questo strumento la si comprende anche dalla presenza sul mercato di un intero libro da circa 340 pagine ad esso dedicato. Il testo, a cura di Dave Tompkins, è edito dalla Stopsmilings Books e porta il titolo di “How to wreck a nice beach– The Vocoder from World War II to Hip-Hop: The Machine Speaks. Potete acquistarlo su Amazon in formato cartaceo o Kindle cliccando qui.   Al Vocoder sono naturalmente dedicate numerose pagine nei vari testi dedicati alla sintesi sonora e all’effettistica in campo audio. Ad esempio, nel libro “Sound Synthesis and Sampling” (clicca per acquistarlo su Amazon) l’autore Martin Russ ne accenna a pag. 14 nel capitolo dedicato alle ricerche audio nel campo della telecomunicazione, per poi dedicargli un capitolo a pag. 261. Non mancano varie pagine sull’argomento Vocoder nel testo “Analog Man’s Guide to Vintage Effects” a cura di Tom Hughes, pubblicato dalla For Musicians Only Pubblishing. In questo libro vi è un capitolo dedicato che occupa le pagine dalla 11 alla 13, e ne vengono elencati alcuni modelli  qua e la in corrispondenza dei vari brand produttori, come Moog ed Electro Harmonix, ad esempio.

vocoder libri

In “The Audio Effects Workshop” (Course Technology) di Geoffrey Francis il Vocoder viene spiegato a pag. 226/227. Nel libro “The Producer's Manual: All You Need to Get Pro Recordings and Mixes in the Project Studio” (Sample Magic)  l’autore Paul White (storico capo reddatore di Sound On Sound Magazine) accenna brevemente al Vocoder specificandone la differenza con auto-tune. “The Secrets of House Music Production: A Reference Manual from Sample Magic” edito anch’esso dalla Sample Magic parla del vocoder nel capitolo dedicato all’editing delle parti vocali. Così come per gli altri effetti spiegati in questo testo scritto da Marc Adamo, che si avvale della collaborazione di David Felton, anche per il Vocoder troviamo - a pagina 69 - una guida passo a passo che vede l’impiego dell’EVOC 20 di Logic. In "Working With Audio" edito dalla Course Technology Ptr, e scritto da Stanley R. Alten, nelle pagine 230 e 233 il termine Vocoder viene generalizzato e utilizzato per identificare un multi processore dedicato alla voce. E ora tocca al mio autore, nonché professore, speaker e panelist AES preferito: Alexander U. Case. In “Mix Smart: Pro Audio Tips for Your Multitrack Mix” edito in versione cartacea e Kindle dalla Focal Press, Alex cita tra i brani di riferimento “Hide And Seek” dell’artista, songwriter, live performer e produttrice Britannica Imogen Heap.

L’AUTORE FEDERICO SIMONAZZI A.K.A. ALAR

Esperienza ventennale nel campo del DJing, del MIDI e della sintesi sonora, da ormai 10 anni segue per la EKO MUSIC GROUP S.P.A. il supporto tecnico dei MIDI controller prodotti da importanti produttori internazionali, come AKAI ProfessionalNumarkAlesisKorg, collaborando altresì nelle fasi di sviluppo e Beta test. L’Alar’s Recording Studio di Simonazzi Federico è stata la prima struttura in Italia a realizzare un corso di Ableton Live nel 2002/2003, producendo altresì vari video didattici, di cui una serie inclusa in un’iniziativa discografica prodotta nel dalla Time Records nel 2008. Redattore di articoli tecnici per riviste e siti web, Docente Certificato Steinberg e Digidesign Pro Tools Operator, nonché fonico e producer per ulteriori informazioni su Federico Simonazzi puoi visitare la pagina web dedicata cliccando qui.

Per informazioni sui Corsi di Computer Music & DJing:
http://www.alarrecordingstudio.com/corsi.shtml  

I CORSI TENUTI DALL'AUTORE FEDERICO SIMONAZZI ALL’ALAR’S RECORDING STUDIO

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