UAD SOFTWARE 8.4: Eventide H910, Marshall Legends Bundle

Universal Audio UAD 8.4 Software per Apollo e Satellite DSP

Con la versione 8.4 del software gestionale per gli hardware Apollo e UAD-2, Universal Audio migliora l’integrazione con il recente Mac OS X El Capitan, pur non essendo ancora ufficializzata la piena compatibilità con questo sistema operativo, e apporta alcune ottimizzazioni all’interfaccia utente, specie per quanto riguarda l’interazione con Pro Tools, nei plug-in “legacy” Teletronix LA-2A, UA 1176LN, UA 1176SE, Pultec EQP-1A, Pultec Pro. In più, la 8.4 vede l’introduzione in tutte le recenti emulazioni degli amp Marshall della tecnologia Unison sviluppata dalla stessa azienda Californiana. Come di consueto, nuovi plug-in si aggiungono al già ricco catalogo UAD-2: l’Oxide Tape Recorder sviluppato direttamente dalla Universal Audio, l’H910 Harmonizer prodotto dal D.D.P. (Direct Development Partner) nonché azienda produttrice dello stesso hardware emulato, ossia la Eventide, e il Marshall Legends Bundle contenente il Bluesbreaker 1962 Amplifier, il Silver Jubilee 2555 Amplifier e il Plexi Super Lead 1959 (di cui già vi parlai alcuni mesi fa) sviluppati dalla Softube.

 

FOTO GALLERY UAD SOFTWARE VERSIONE 8.4

 

Eventide® H910 Harmonizer Plug-In

Supporta gli articoli di questo sito con un piccolo contributo tramite il sistema Google ContributorQuesto plug-in ricalca lo storico multi-effetto omonimo progettato 40 anni orsono da Anthony Agnello e rimasto in produzione dal 1975 al 1984. Basato su una circuitazione ibrida analogico/digitale, l’H910 della Eventide Clockworks (questo era il nome completo dell’azienda all’epoca) fu il primo processore di effetti audio digitale della storia, che dava vita a delle inedite combinazioni di effetti di intonazione, delay e modulation che vennero impiegate sia nell’industria cinematografica per la produzione di effetti speciali, sia in numerose produzioni musicali che hanno fatto da fondamenta alla musica pop e rock. La variazione dell’intonazione, cioè il parametro pitch era controllabile manualmente mediante il potenziometro dedicato presente sul pannello dell’unità, oltre che da qualsiasi tastiera CV, come l’apposita tastiera opzionale HK940 prodotta dalla stessa Eventide, tramite la quale si poteva interagire con il parametro di pitch suonando direttamente l’intervallo di trasposizione desiderato. Dall’applicazione più ovvia sulle voci alle più sperimentali applicazioni su strumenti come chitarra e batteria, questo processore di segnale rappresentò una vera e propria manna per produttori, fonici e i musicisti più creativi. Si citino ad esempio l’album di debutto di Iggy PopThe Idiot”, poi “Young Americans”, “Low” e “Lodger” di David Bowie nei quali il sound engineer Tony Visconti lo impiegò su voci e specialmente sulla batteria acustica. Nello specifico Tony lo usò sul rullante, trasponendolo verso il basso con una variazione dell’intonazione correlata alla dinamica dei colpi inferti dal batterista Dennis Davis. Fu proprio Visconti durante una conferenza telefonica con Bowie e Brian Eno che nel definire questo innovativo strumento per l’epoca utilizzò l’espressione "It fucks with the fabric of time", una frase che rimase impressa tanto che la si ritrova spesso riportata in interviste e articoli, tecnici e non, in cui si parla di quell’album o della storia della produzione musicale. Tony Platt lo applicò sul brano “Back in Black” degli AC/DC, mentre Eddie Van Halen ne usava addirittura due in contemporanea per dare maggior spazialità al suo tipico suono di chitarra anni ’80. Tra i chitarristi Jimmy Page eFrank Zappa ne fecero largo uso includendolo nei loro personali guitar rig, mentre tra i cantanti Jon Anderson degli Yes fu uno dei primi utilizzatori, in quanto coinvolto nelle fasi di test del prototipo. Uno degli album in cui si è più abusato dell’H910 è senza dubbio “Duck Stab” dei The Residents.

 

VIDEO UFFICIALE: EVENTIDE H910 HARMONIZER PLUG-IN

 

Eventide H910 Harmonizer plug-in per la piattaforma DSP UAD-2 e le interfacce audio della serie Apollo è una riproduzione dettagliata del circuito dell’hardware originale, dallo stadio di ingresso a quello di uscita, ivi inclusi il compander integrato della DBX, il filtro anti-aliasing e i convertitori A/D custom, oltre che delle dinamiche di interazione tra i parametri che contraddistinguono questa tipologia di processori. L’emulazione dell’intero percorso del segnale è ciò che distingue questo plug-in da una precedente versione inclusa nel bundle Eventide Clockworks Legacy che la stessa Eventide sviluppò circa 12 anni fa per la piattaforma Pro Tools TDM/HD, nella quale non venne però presa in considerazione la sezione analogica del prodotto originale. La modifica dell’intonazione applicabile dall’H910 opera nel range di +/- un’ottava senza artefatti e può essere impostata in quattro differenti modalità: manuale, quindi applicabile mediante potenziometro, anti-feedback, controllabile dall’omonimo potenziometro che consente di creare effetti stile chorus oppure, a settaggi estremi simil sintesi FM, inviluppo, nonché direttamente dalla tastiera integrata nella finestra del plug-in, o via MIDI cliccando su “KYBD”. Quest’ultima modalità presuppone il caricamento dell’H910 in insert sul canale nel quale risiede il materiale da processare e l’aggiunta nel progetto del nostro software DAW di una traccia MIDI utile ad inviare i messaggi di controllo al plug-in tramite la porta MIDI OUT omonima che verrà aggiunta in automatico ad ogni caricamento di un’istanza.

 

FOTO GALLERY: ESEMPI DI APPLICAZIONE CONTROLLATA VIA MIDI

 

L’uso dell’Eventide H910 Harmonizer controllato via MIDI all’interno della software Console 2 delle interfacce Apollo richiede invece la selezione della porta MIDI Input della nostra tastiera hardware nel menù “Device” presente nella sezione “MIDI” della finestra “Setting”. Effettuata l’impostazione, procediamo caricando il plug-in in uno degli insert del canale dedicato alla sorgente da processare. Attiviamo, ovviamente, il modo “KYBD” nelle impostazioni “Pitch Control” del plug-in ed ecco che potremo interagire sul parametro pitch direttamente dalla tastiera. La nota centrale della tastiera integrata (o MIDI), ovvero il “DO” (C4) corrisponderà al pitch originale della sorgente (unisono), quindi il segnale processato non sarà intonato alla nota effettivamente suonata (come avviene in un Vocoder), ma varierà di intonazione in base all’intervallo in semitoni che intercorre tra il DO centrale e la nota premuta. Ad esempio, suonando il MI (E4) assegneremo un intervallo di 3a maggiore (2 toni), il SOL (G4) una quinta giusta (7 semitoni). Il plug-in risponde a messaggi di nota MIDI dal C3 al C5. Nella schermata dell’Eventide H910 Harmonizer troviamo in prossimità della tastiera il pulsante “Hold” utile a mantenere fissa e attiva la variazione di pitch assegnata tramite l’ultima nota suonata una volta rilasciato il tasto, e il fader “Glide”, che permette di impostare il tempo dell’effetto portamento, quindi ad evitare che l’intonazione torni immediatamente, di scatto al valore originale una volta rilasciate le note. La possibilità di variare l’intonazione con specifici intervalli comporta la generazione di un’armonizzazione miscelando insieme la sorgente originale e la risultante soggetta alla modifica dell’intonazione. La gestione dei livelli delle componenti del segnale è assegnata alla sezione “Mixer” ove troviamo tre slider, il MAIN per la regolazione del livello del segnale processato, ovvero il livello del segnale WET sia esso operante in modo Pitch o in Delay Only, mentre l’OUT 2 interviene sul livello del segnale riprodotto dal secondo delay che confluirà anch’esso nel canale “Wet”. Il fader Mix consente la miscelazione tra segnale pulito (dry) e il segnale processato (wet). Cliccando con il tasto destro sui fader azioneremo l’ascolto in solo di tutto il canale WET (MAIN+OUT2) per quello MIX, del segnale processato su MAIN, esclusivamente del delay OUT 2 effettuandolo sul fader omonimo. Tra la tastiera e il mixer vi è la sezione Envelope Follower dove è possibile regolare i parametri di attacco, rilascio e sensibilità della modulazione indotta sul parametro pitch dall’ampiezza del segnale in ingresso quando si opera in modo ENV.  Nella sezione Delay del processore potremo contare su un tempo di ritardo massimo pari a 112.5ms e sul parametro di feedback. Il secondo delay (Out 2) offre invece un tempo massimo di 82.5ms impostabile premendo insieme tutti e 4 i pulsanti dedicati alle impostazioni dei vari tempi: 7.5, 15, 30 e 30ms. L’auto-oscillazione che si genera in questo strumento ci permetterà di creare accattivanti ambientazioni, dal semplice eco fino ai più complessi droni, tappeti metallico-robotici e atmosfere fantascientifiche.

 

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MARSHALL® LEGENDS BUNDLE

La partnership stretta alcuni anni fa tra l’iconico brand Britannico Marshall e gli sviluppatori di modelli fisici Softube continua a sfornare emulazioni che approdano nella piattaforma UAD-2, dove oltre che essere usabili da tutti i possessori delle schede acceleratrici, potranno sfruttare la tecnologia proprietaria Unison della Universal Audio in tutte le postazioni computer based basate sulle interfacce Apollo, garantendo così una perfetta riproduzione di tutto il percorso del segnale, impedenza inclusa, e, soprattutto, potranno essere applicati in tempo reale in assenza di latenza sul segnale in ingresso. Il bundle include due nuovi amplificatori oltre al precedentemente introdotto Plexi Super Lead 1959 di cui vi ho già parlato in questo mio articolo di Maggio (clicca qui per consultarlo): il Bluesbreaker 1962 combo e il Silver Jubilee. Come avvenne per il Plexi Super Lead 1959, anche per gli altri due sono state impiegate come modello due unità accuratamente selezionate dall’esclusiva collezione presente nel museo privato della Marshall, così come per la scelta dei microni, del posizionamento, etc. si è nuovamente ricorsi all’esperienza e all’orecchio del fonico Inglese Tony Platt.

 

MICHELE BIANCHI PROVA ALCUNI PRESET DEL PLUG-IN BLUESBREAKER 1962

 

Per il Marshall Bluesbreaker 1962 è stato utilizzato un “Series 1”, uno dei primi pezzi prodotti, rimasto sempre nelle mani dell’azienda sin dal 1965 e valutato circa 30000 Dollari USA. Entrambi i plug-in sono stati sviluppati sulla base di un’analisi dettagliata dell’intero circuito di amplificazione dell’unità di riferimento, modellando uno ad uno ogni singolo componente (valvole, trasformatore, condensatori) per poi concatenarli all’interno dell’applicativo. Per il Bluesbreaker la Softube ha inoltre emulato le differenti risposte ottenibili patchando i 4 ingressi. I microfoni impiegati da Tony Platt per la modellazione del cabinet sono: nel settaggio “Dynamic” uno Shure SM57 e un Beyerdynamic M 380 per la ripresa in prossimità, un microfono a nastro Coles 4038 e Telefunken ELA M251 per l’ambienza della stanza; per il modo “FET” troviamo invece 2  Neumann U87 come “close mic” ed SE Electronics Voodoo e Telefunken ELA M251 per il microfonaggio della stanza. Per la realizzazione dell’impostazione “Valve” due i Neumann U67s usati per il close miking mentre per la ripresa dell’ambiente ritroviamo la stessa configurazione del settaggio “Dynamic”. Il cabinet utilizzato dalla Softube per il modelling del plug-in Marshall Silver Jubilee 2555 è un 2551BV da 4 coni Celestion Vintage 30 da 12”. In questo caso, per la ripresa del cabinet Tony Platt si è affidato a Shure SM7B e Shure SM57 nella ripresa da vicino, e ad un Neumann U87 e un Telefunken ELA M251 per l’ambienza dell’impostazione “Dynamic”. Il settaggio “Condenser” vede invece all’opera Neumann U67 e U87 per la microfonazione in prossimità, Coles 4038 e SE Electronics RNR-1 (microfono a nastro by Rupert Neve) per la stanza.

 

UAD MARSHALL BLUESBREAKER PLUG-IN BY SOFTUBE

 

Il Bluesbreaker 1962 è stato il primo combo prodotto da Jim Marshall, un open-back con 2 coni Celestion T650 da 12” alimentati da un amplificatore nel quale venivano impiegate due valvole KT66 dal suono perfetto per brani pop e country, capace di ottimi puliti, tremolo pulsanti e distorsioni ricche e pastose. Marshall Bluesbreaker 1962 Plug-In rappresenta la prima riproduzione virtuale del combo valvolare utilizzato nel 1966 per la registrazione presso lo Studio 2 della Londinese Decca Records dell’album “Blues Breakers” realizzato dall’omonima band capitana da John Mayall, che vide la partecipazione di Eric Clapton alla chitarra. Fu proprio Clapton ad imporre rigorosamente al fonico il volume di registrazione e il posizionamento dei microfoni, che alla fine resero distintivo l’intervento di questo ampli in un pezzo di storia del Blues anglosassone.

 

MICHELE BIANCHI PROVA I PRESET DEL PLUG-IN MARSHALL SILVER JUBILEE 2555

 

Il Marshall Silver Jubilee 2555 Plug-In ripropone invece una delle testate più versatili prodotte nella storia dell’azienda di Milton Keynes, progettato in occasione dei primi 25 anni di attività. Con i suoi 100W e le tre impostazioni Clean, Rhythm Clip e Lead selezionabili da pedale e lo switch Pentode/Triode era capace di differenti sfumature sonore. Questo bundle mette a portata di click numerosi preset programmati da Tony Platt, il leggendario ingegnere del suono degli AC/DC, e permette a chitarristi e fonici di creare impostazioni ad hoc da applicare nel reamping, nel mixaggio oltre che, per i possessori delle interfacce Apollo, direttamente sulla chitarra collegata in ingresso in fase di registrazione, o nelle performance live. Ognuno dei tre plug-in inclusi nel bundle contempla un channel strip con eq e selezione della tipologia di ripresa microfonica da emulare.

 

VIDEO UFFICIALE: UAD Marshall Silver Jubilee Plug-in by Softube

  

 

COME SFRUTTARE LA TECNOLOGIA UNISON CON LE APOLLO

Caricato il plug-in nell’insert Unison presente nei canali della Console UAD corrispondenti ad uno degli ingressi preamplificati dell’interfaccia, premiamo il potenziometro “Preamp” assicurandoci che sia selezionato il corretto ingresso fisico alla quale abbiamo collegato la sorgente, ad esempio una chitarra per i plug-in Marshall. Il potenziometro “Preamp” si illuminerà di arancione (anziché di verde) per confermare la presenza di un plug-in Unison, poi, manteniamo premuto il potenziometro “Preamp” fino a quando il numero identificativo del canale ove risiede il plug-in da controllare lampeggia. A questo punto ruotando il potenziometro potrete intervenire sul guadagno dell’amplificatore (luce arancione), oppure premendolo potrete accedere al controllo di guadagno alternativo (luce color ambra), e premendolo nuovamente passare alla regolazione  del guadagno di uscita “pulito” (luce verde). Un ulteriore pressione del potenziometro ci riporterà al parametro di guadagno dell’amp (luce arancione).

 

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OXIDE™ TAPE RECORDER PLUG-IN

Semplice da usare, Oxide Tape Recorder plug-in si basa sulla tecnologia di emulazione dei nastri magnetici sviluppata dalla stessa Universal Audio, lo stesso team che ha realizzato i plug-in UAD Ampex ATR-102 Mastering Tape Machine e  Studer A800 Multichannel Tape Machine coadiuvato da Jay McKnight, un esperto dell’AES in registrazione magnetica. Dall’applicazione in tempo reale sulle sorgenti in ingresso durante la registrazione, o nel mixaggio della tua produzione musicale, con i suoi parametri basilari Oxide ti permetterà di emulare le tipiche compressione e saturazione del nastro, la colorazione e l’overdrive indotti dalla circuitazione, fornendo al materiale processato maggior coesività. Potrai selezionare tra 7.5, oppure 15 IPS, quindi introdurre le variabili e gli artefatti di una, o dell’altra velocità di registrazione, nonché usufruire di una delle due curve di enfasi (NAB, o CCIR). L’applicazione ideale di Oxide è quella come primo insert sui canali del mixer della tua DAW. Vari i preset inclusi, programmati dall’engineer/producer John Paterno (Brad Paisley, Los Lobos).

                       

VIDEO UFFICIALE: OXIDE TAPE RECORDER

 

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